Sacro e Profano: dai quadri di Tiziano Vecellio alla musica, ma il Festival di Sanremo nella sua serata inaugurale non si è certo ispirato al rinascimento né ai suoi principi ispiratori.
Tutt’altro, dalla scena iniziale di Fiorello a Rula Jebreal, passando per l’abbigliamento di Achille Lauro sembrerebbe che la linea sia quella avversativa rispetto al sacro e al trascendente.
Secondo Diego Fusaro c’è un motivo preciso, ovvero l’attacco del capitalismo al padre come emblema della regola e della rettitudine, lasciando via libera a una società pronta al consumo senza limiti: un terreno assolutamente fertile perché prosperino i principi del capitalismo.
“Un tema portante è stata la dissacrazione e la profanazione del sacro: da un lato abbiamo assistito alla ripetizione sempiterna del verbo unico globalista nel sermone di Rula Jebreal.
Si tratta di un discorso teso in astratto a valorizzare le donne, in concreto a colpire il genere maschile nella sua totalità, come se il maschio e la donna avessero da sempre un rapporto di pura dominazione, come se non esistesse la Sacra Famiglia, come se non esistessero quadri rinascimentali raffiguranti rapporti tra uomini e donne di pari dignità e solidarietà.
Tutto questo non esiste, per il discorso genderisticamente corretto il maschio deve essere colpevole e discriminato perché la nostra deve essere l’epoca senza uomini e senza padri“.
C’è stato poi un attacco durissimo al sacro e alla trascendenza, il politicamente corretto si basa sulla desacralizzazione del mondo perché non deve esserci più un cielo sottratto alle leggi del mercato.
Si spiega così l’aggressione al regno del sacro inscenata penosamente da Fiorello addirittura agghindato da prete.
L’apice è stato raggiunto da quella scena buffonesca di tale Achille Lauro, artista dai modi stralunati, il quale durante l’esibizione si è spogliato dei suoi abiti: lo ha fatto simbolicamente perché non si libererà certo dei beni che giungeranno dai proventi delle vendite dei dischi.
Stiamo assistendo a un vero e proprio razzismo di genere che ricorda da vicino il vecchio razzismo biologico, il quale per fortuna è oggetto di critica generale, mentre invece il nuovo è addirittura fomentato: oggi si può benissimo dire che la donna è superiore all’uomo, che la donna dominerà il futuro e che il genere maschile in quanto tale è superato.
Il nuovo spirito del capitalismo è femminilizzato, tende cioè ad attribuire le tradizionali caratteristiche del lavoro femminile – sottopagato, supersfruttato, segmentato – all’intera popolazione. Non parliamo più del vecchio capitalismo fordista, di fabbrica, ma un capitalismo che vuole svirilizzare la società.
Per questo tipo di capitalismo deve essere ucciso il padre, l’emblema della legge e della provenienza; tutto deve essere ridotto a un piano liscio e deregolamentato, perché tutto deve essere consumabile e acquistabile“.
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