Scrisse Pirandello nel suo saggio dal titolo “L’umorismo” che è comico ciò che strappa soltanto una risata: subitanea, istintiva, senza mediazione alcuna e senza bisogno di riflessioni. L’uomo che scivola sulla buccia di banana e finisce col sedere in terra, per intenderci. Ciò che è umoristico, invece, opera un capovolgimento del senso comune delle cose e, attraverso l’individuazione di un diverso punto di vista, innesca una riflessione.
Nel film “Tolo Tolo” di Checco Zalone, già record roboante al botteghino, si ride, anche intensamente, in più di un passaggio; però si ride amaro, se ci passate l’espressione; quindi la comicità innesca, evidentemente, anche una riflessione su ciò che noi italiani, non tutti ma tanti, siamo diventati: non solo rispetto alla questione delle discriminazioni, ma a un modo di pensare generalista e superficiale, sempre più protettivo del “particulare” individuale, per dirla con Guicciardini e sempre più disinteressato al bene collettivo.
Ovviamente, no: però possiamo dire che questo è, a nostro giudizio, il suo film più profondo e riuscito.
La cartina di tornasole sono le reazioni dei politici, o le non reazioni, in qualche caso, da destra a sinistra, senza alcuna distinzione.
Ora che il film è nelle sale, più di un politico di destra comincia a sentirsi in dovere di parlarne male, fateci caso, anche attraverso i vari profili social: perché hanno capito che la pellicola mette alla berlina il razzismo sempre meno latente e sempre più manifesto di tanti potenziali elettori di centrodestra, magari venato da un perbenismo di facciata.
Viceversa e con un disagio forse maggiore, i politici di sinistra avevano prima messo le mani avanti diffidando pubblicamente del film, prima che uscisse, non avendo capito – ancora una volta – di cosa si trattasse.
Ora, dopo averlo visto, non sanno bene cosa dire, perché cominciano a capire che Zalone, con i suoi strumenti apparentemente grossolani ma in realtà spesso analitici e a tratti geniali, è riuscito a enucleare e a mettere alla berlina il razzismo 2.0 di tanti nostri connazionali; ossia è riuscito, con un’ora e mezza di pellicola, a essere efficace come e quanto alla sinistra ormai da anni non riesce.
Buona visione: divertitevi, riflettendo e sperando che non vi riconosciate negli italiani del film.
Paolo Marcacci
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