“Si certo, i posti di lavoro li creano gli imprenditori privati, ma chi compra i loro prodotti?“
Questa è la critica che qualcuno ha mosso al mio ragionamento sulla creazione di posti di lavoro.
Gli esperti da Wikipedia subito si sono messi ad applaudire questi economisti da bar, forti del loro libro di economia letto in spiaggia.
Mi occorre dunque spiegare un piccolo concetto: per comprare i prodotti delle imprese, e cioè il consumo della domanda interna che è ciò di cui parlano questi fenomeni, occorre un reddito che ci viene garantito in due modi, cioè col lavoro o con un accumulazione di capitale. Non si scappa.
L’1% dei ricchi appartenente alla classe finanziaria vorrebbe portarci a un tipo di società capitalistica, dove pochi (come loro) restano ricchi e gli altri restano schiavi. In una società normale invece ci dovrebbe essere il “lavoro di cittadinanza“, perché l’automobile che compriamo e la casa dove abitiamo la compriamo col lavoro.
E’ la possibilità di lavorare che manca: le nostre città sono piene di erbacce e buche, eppure ci sono disoccupati.
Se facessimo politiche a vantaggio delle piccole e medie imprese, che sono il 99% del nostro tessuto industriale, creeremmo le condizioni per poter creare posti di lavoro: questo è il circolo virtuoso su cui si dovrebbe investire, ma purtroppo gli economisti improvvisati ragionano a compartimenti stagni e fanno disinformazione influenzando tutti: basta con le lotte di classe tra “poveri”.
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