Le rassicurazioni sulla NATO date a Mosca durante la riunificazione tedesca dividono da anni storici e governi. I documenti desecretati dal National Security Archive attestano che, nei primi mesi del 1990, Genscher, Baker e Kohl parlarono a Gorbaciov di un’Alleanza che non si sarebbe spostata verso est. Tra gli studiosi il nodo resta la portata di quelle parole: la sola Germania orientale o l’intera Europa centrale. Se ne è tornato a parlare con l’intervento di Jeffrey Sachs in aula a Bruxelles, invitato in una sala conferenze del Parlamento UE dai deputati Fidias Panayiotou e Danilo Della Valle.
“Il mio Segretario di Stato, James Baker III, disse a Gorbaciov che la NATO non si sarebbe spostata di un pollice verso est. E il 10 febbraio 1990, il Cancelliere Helmut Kohl lo disse a Gorbaciov faccia a faccia“. Sachs dice di aver vissuto quei mesi a Berlino come consulente del team economico di Gorbaciov, e ne ricava una lettura netta: “Avevamo la pace nelle nostre mani per il secolo a venire, se solo lo avessimo voluto.”
Dall’altra parte, a suo dire, c’era un Paese stremato dal sistema sovietico. “La frase che Eltsin mi ripeteva più di ogni altra era: ‘Vogliamo essere normali‘. E ripensate a tutte le belle parole che il presidente Putin pronunciò quando venne al Bundestag e quando visitò le istituzioni europee dopo essere salito al potere, perché disse esattamente la stessa cosa”.
Per l’economista la svolta arriva con la convinzione, maturata a Washington nel 1992, di poter governare il mondo: “Quella visione venne definita neoconservatorismo”. A fare da contrappunto, la lezione di Keynes sulla pace del 1919, che Sachs riassume così: “Non siate vendicativi. Vi si ritorcerà contro”.
“In sostanza diceva che l’economia significa anche essere gentili per agire con intelligenza nel lungo periodo, per se stessi e per tutti gli altri. Non siate vendicativi. Vi si ritorcerà contro. Così, nel 1990, ebbi un’idea ingenua. Perché non aiutiamo l’Unione Sovietica? È in crisi economica. C’è una grave crisi finanziaria. Non ci costerebbe quasi nulla”.
Il suo piano di aiuti all’Unione Sovietica, sul modello di quello adottato per la Polonia, non passò. Sachs sostiene di aver letto solo dopo 25 anni il verbale della riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale del 3 giugno 1991, reso pubblico grazie al Freedom of Information Act. “Non dobbiamo dare loro nulla, ma ciò di cui abbiamo bisogno è un buon pacchetto di pubbliche relazioni.” È la frase che attribuisce a Richard Darman, allora a capo dell’OMB, l’Ufficio per la gestione e il bilancio. “È la dimostrazione più sbalorditiva di imbecillità americana che si possa immaginare“, dice Sachs senza mezzi termini. “E questo la dice lunga, perché il nostro Paese è pieno di imbecilli. Mi riferisco alla leadership. L’opinione pubblica capisce molto meglio”.
L’intervento in Parlamento UE.
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