I dati economici relativi ad agosto 2026 certificano un colpo durissimo al cuore produttivo dell’Europa. Sono cose che io avevo anticipato: l’ho detto a chi mi segue da molti anni, la crisi dell’Europa arriverà da quei due Paesi che hanno fatto un accordo segreto negli anni ‘80 ai danni dell’Italia, e che da sempre erano i nostri principali concorrenti, cioè la Germania e la Francia. E infatti oggi la Germania è in forte calo e la Francia in stagnazione.
In Germania gli ordinativi all’industria sono sprofondati del 10,6%, superando nettamente le previsioni degli analisti, che stimavano una contrazione minima. Invece le cose sono andate molto peggio, e questo tracollo a due cifre è giustificato dalla flessione dei grandi mezzi di trasporto, dei beni di investimento e dei beni di consumo, cioè di tutto praticamente. La domanda interna tedesca è crollata del 17,3% in un solo mese.
Ecco, la crisi di domanda interna è quello che io da anni vi dicevo, e qualcuno rideva: si sta verificando una crisi di domanda interna. Il motto europeo dell’esportazione, esportare, esportare, esportare, ha dimostrato tutta la propria fallacia.
Dall’altra parte del Reno, cioè in Francia, la produzione industriale francese ha registrato un calo dello 0,3% ad agosto, deludendo le aspettative di un rimbalzo. È stato il tonfo del settore energetico ed estrattivo, mentre la manifattura è frenata nei segmenti chiave. Ovviamente questo blocco dell’asse franco-tedesco si ripercuote inevitabilmente anche sul comparto italiano, in particolare sulla componentistica del Nord Italia.
È davvero così? Sì e no, nel senso che io, per esempio, ho in consulenza aziende toscane del settore manifatturiero che lavorano tanto con la Francia. Però voi capite che, quando si fa un piano strategico, cioè il mio mestiere, la mia consulenza, non si guarda a un Paese o all’altro Paese: si comincia a ragionare di gap competitivo, si ragiona di differenziazione, e la differenziazione è per prodotti e anche per mercati. Questo è il punto, ed è quello di cui parlerò nell’evento del 26 novembre a Milano. Molti si sono già iscritti dal mio sito valeriomalvezzi.it.
Perché? Perché di fronte a questa emergenza produttiva la Commissione Europea continua a mostrare immobilità: è vincolata a regole contabili, è vincolata all’ortodossia dei bilanci, che ovviamente danneggiano le imprese e poi danneggiano inevitabilmente gli occupati e, di conseguenza, le famiglie. Per cui, ripeto, è inutile per gli imprenditori piangersi addosso: è necessario mettere mano alla propria azienda e non aspettare che i politici ci aiutino.
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