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“Trump-Xi Jinping? Vi spiego a chi conviene davvero questo incontro” | Prof. Parenti

Donald Trump atterrato a Pechino. Le immagini del presidente americano al Tempio del Cielo, accolto con tutti gli onori di uno stato-civiltà millenario, dicono già molto prima ancora di aprire i comunicati ufficiali. Da una parte una Casa Bianca che insiste sull’Iran, dall’altra una Cina che impone Taiwan come priorità assoluta. Un disallineamento che non è incidentale: è la fotografia di chi stava seduto sul lato forte del tavolo.

Lo spiega Fabio Massimo Parenti, sinologo e docente di relazioni internazionali, intervenuto ai microfoni di Ocula: «L’agenda l’ha definita la Cina. I media cinesi parlano molto di Taiwan, mentre la Casa Bianca parla molto di Iran. Ma la Cina non vuole discutere la sua relazione autonoma e sovrana nei confronti dell’Iran, partner di lungo periodo e strategico».

L’impero che cerca legittimazione

La visita era nell’aria da mesi. La conferma ufficiale cinese è arrivata a 48 ore dalla partenza dell’Air Force One — dettaglio non trascurabile per un incontro che Parenti definisce «storico per certi versi, dopo nove anni». Quella lunga incertezza racconta la diffidenza di Pechino e la consapevolezza di avere le carte in mano.

«Gli Stati Uniti cercavano questo incontro fin da marzo», osserva Parenti. «L’impero declinante cerca legittimazione nel polo più importante a livello economico e tecnologico mondiale. Però la cerca mentre fa la guerra ai principali partner cinesi: Venezuela, l’Iran, la Russia». Una contraddizione strutturale: Washington chiede a Pechino di isolare i suoi alleati sapendo già che la risposta sarà no. Il risultato, secondo Parenti, è una forma di auto-isolamento occidentale che contrasta con la solidità di ciò che lega Mosca, Pechino e Teheran: «Un mondo che io definisco policentrico piuttosto che multipolare, trasformato nella struttura dei rapporti di forza materiali».

I dazi non hanno scalfito la Cina

Uno degli argomenti ricorrenti nel dibattito occidentale è che la pressione economica stia logorando la tenuta cinese. I numeri raccontano una storia diversa. Parenti è stato a Pechino poche settimane fa: «Quando c’è stata la parziale chiusura dello stretto di Ormuz, da noi c’è stata un’impennata dei prezzi energetici del 5%, in Cina del 1%. Hanno 49 paesi da cui importano petrolio, riserve enormi, e quella quota di petrolio iraniano non si è interrotta».

La risposta di Pechino alle sanzioni americane sulle raffinerie cinesi è stata eloquente: «Le autorità cinesi hanno detto: queste sanzioni sono illegali, non seguitele, ignoratele». Una Cina che Parenti descrive come «assertiva ma non aggressiva», capace di gestire l’interdipendenza senza cercare lo scontro diretto: «Il decoupling non è possibile, gli Stati Uniti se ne rendono conto, ma devono abbandonare la logica del dominio».

La Via della Seta e chi vuole fermarla

C’è un filo che collega la geopolitica delle infrastrutture alla cronaca militare recente. L’attacco israeliano-statunitense all’Iran — la guerra dei 12 giorni — è coinciso con l’inaugurazione della ferrovia Pechino-Teheran. Per Parenti non è una coincidenza: «È stato un bersaglio, è un bersaglio. Per questo la Cina non si fida».

I tentativi occidentali di costruire alternative alla Belt and Road — il Global Gateway europeo, il Build Back Better World di Biden — vengono liquidati come «scimmiottamenti della Via della Seta». Ma Pechino, dice Parenti, non li ostacolerebbe affatto se fossero davvero progetti di sviluppo: «La Cina non ostacolerebbe i nostri progetti alternativi se fossero investimenti a lungo termine per creare infrastrutture invece di bombardare, distruggere, sterminare».

Cosa resta dopo Pechino

Trump riparte con qualcosa — accordi parziali, qualche apertura simbolica, la foto al Tempio del Cielo. La Cina resta con ciò che aveva prima: la consapevolezza di essere l’interlocutore indispensabile.

«È uno stato-civiltà che invita lo stato guidato dal business ad avere una prospettiva più ampia di coesistenza per il bene del mondo», chiosa Parenti. Che Trump abbia recepito il messaggio, è un’altra questione.

Redazione

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