I cosiddetti Epstein Files sono ormai accessibili e analizzati in ogni dettaglio, ma non tutto ciò che contengono è entrato davvero nel circuito mediatico. Tra migliaia di documenti, email e scambi privati, alcune tracce restano ai margini del racconto pubblico. Andrea Cionci, vaticanista, richiama l’attenzione su uno di questi passaggi rimossi, che incrocia date, luoghi e nomi di primo piano.
Cionci indica una fonte precisa: “Vi segnalo il sito jmail.com, che consente di entrare virtualmente nella posta di Epstein”. È lì che compare uno scambio email del 23 settembre 2015 tra Jeffrey Epstein e il fratello Mark. Una data che, per il vaticanista, non è neutra: “Ricordiamo che il 24 settembre Bergoglio era a New York in visita e alloggiava nel Palazzo del Nunzio Apostolico, a due passi dalla casa di Epstein”. L’elemento temporale e geografico diventa il primo snodo di una vicenda che, sottolinea, è documentale prima ancora che interpretativa.
Nel messaggio, il fratello Mark suggerisce a Epstein di evitare la città o, in alternativa, di invitare Bergoglio a bere un “egg cream”. Cionci si sofferma sul lessico: “Epstein ricorreva spesso a metafore alimentari per descrivere schifezze sessuali”. L’“egg cream”, spiega, è formalmente una bevanda tipica di New York, ma “su Urban Dictionary ha anche un doppio senso erotico”. Un dettaglio che, a suo giudizio, rende lo scambio “quantomeno sospetto”.
Ancora più esplicita, sempre secondo Cionci, è la replica di Jeffrey Epstein: “Avevo pensato di invitarlo per un massaggio”. Il vaticanista precisa: “Noi ci limitiamo a descrivere il contenuto di queste email”, ma aggiunge che il tono ironico e il contesto “lasciano perplessi”. La questione non è l’accusa diretta, bensì il fatto che “le date e le occasioni sono reali” e che nessuno, finora, abbia ritenuto di affrontare pubblicamente questo passaggio.
Per Cionci, il punto centrale resta l’assenza di dibattito: “Fateci caso: nessuno ha parlato di questa email”. Si discute, osserva, di altri nomi emersi nei file Epstein, come Steve Bannon, e delle pratiche di ricatto sessuale attribuite al finanziere. Da qui l’avvertimento: “Queste sono crepe nel muro della diga”. E la conclusione, rivolta ai fedeli cattolici: “Bergoglio non era il Papa, non è mai stato Papa”. Un’affermazione che, nel ragionamento di Cionci, mira a separare eventuali rivelazioni future dalla figura del Vicario di Cristo, invitando la Chiesa a chiarire “il prima possibile” per evitare conseguenze più gravi.
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