La narrazione dominante sulla guerra in Ucraina tende a ridurre tutto a una contrapposizione binaria: sanzioni efficaci, Russia in difficoltà, Occidente compatto. Ma secondo Giorgio Bianchi, fotoreporter e analista geopolitico, questo schema semplifica e oscura il quadro reale. Intervenendo ai microfoni di Un Giorno Speciale, Bianchi ha ricostruito il conflitto distinguendo nettamente tra tattica e strategia, spostando l’attenzione dal campo di battaglia al disegno geopolitico di lungo periodo, in cui la vera posta in gioco non sarebbe Mosca, bensì l’Europa.
«Le sanzioni hanno agito nei confronti della Federazione Russa, sicuramente, l’economia russa ha risentito delle sanzioni, questo è chiaro». Tuttavia, per Bianchi, non è questo l’elemento decisivo sul piano militare: «La questione sul campo è determinata soprattutto dagli aiuti occidentali, che hanno impedito ai russi di avanzare rapidamente». Da qui una precisazione che ribalta la lettura più diffusa: «In Ucraina si combatte una guerra 30 più 1 contro 1: i trenta Paesi della NATO più l’Ucraina contro la Federazione Russa». Un dato che, secondo Bianchi, viene sistematicamente rimosso dal racconto pubblico.
«I russi stanno avendo una vittoria tattica sul terreno, perché avanzano e conquistano villaggi lentamente, ma a costi enormi di materiali e vite umane». Ma questo non coincide affatto con una vittoria complessiva: «Stanno perdendo strategicamente, nel lungo periodo». Il punto dirimente è politico: «Se non riusciranno nel regime change di Zelensky e non faranno capitolare l’Ucraina riportandola a essere un Paese neutrale, cuscinetto tra Occidente e Russia, allora la Russia andrà incontro a una sconfitta strategica». Anche un eventuale accordo territoriale, secondo Bianchi, sancirebbe la perdita più grave: «Di fatto la Russia avrebbe perso l’Ucraina».
Il conflitto, nella lettura di Bianchi, produce un esito netto: «Abbiamo due grandi sconfitti strategici in Europa, che poi è uno solo: l’Europa occidentale». Le sanzioni, ribalta Bianchi, non sarebbero state inflitte a Mosca: «Quelle sono state autosanzioni, sanzioni combinate all’Europa». E aggiunge: «L’Europa è un competitor strategico dell’Impero». Da qui la critica frontale alla classe dirigente europea: «Uno deve capire per chi lavora Draghi. Non lavora per l’Europa». Il risultato è una dipendenza strutturale: «L’Europa senza la Federazione Russa sarà per sempre dipendente dall’Impero».
Bianchi descrive un metodo di lettura geopolitica a strati: «Molti si fermano al controllo delle risorse, altri arrivano alla Cina. Ma c’è un livello ancora sotto: l’Europa». Il cuore del problema è strutturale: «L’Europa non ha materie prime né energia». E questo la rende vulnerabile: «Saremo una succursale dell’Impero». Il confronto finale è impietoso: «La Turchia fa affari con chi vuole, Russia e Iran compresi, e decolla. Noi affondiamo». La conclusione è netta: «Il mondo funziona su materie prime ed energia. Tutto il resto sono chiacchiere per gonzi. Se sei un Paese manifatturiero, la prima domanda non è ideologica, è: dove prendo energia e materie prime».
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