Questa azione non sarà più ammessa su WhatsApp: chi la farà, commetterà reato. Ecco a cosa fare attenzione.
WhatsApp è una delle app più usate al mondo perché permette di messaggiare in tempo reale con amici e parenti, vicini e lontani, ma anche di scambiarsi foto, video, audio, note audio, note video, documenti e di personalizzare il proprio stato con foto, video, musica. Inoltre l’app viene aggiornata frequentemente per garantire una maggiore sicurezza e miglior qualità del servizio.
Negli ultimi giorni è arrivata una novità: lo stop definito ad un’azione molto frequente. Chi si ritroverà a farla, commetterà reato. Ecco cosa è vietato.
Ogni giorno inviamo e riceviamo tantissimi messaggi su WhatsApp. Questo mezzo di comunicazione viene usato fra parenti, coppie, colleghi… spesso viene utilizzato anche da chi è nel mezzo di una conoscenza iniziale oppure di una relazione più profonda.
Proprio in questi ambiti si può verificare quello che da oggi è diventato un reato. Infatti è stato stabilito che i messaggi insistenti su WhatsApp non siano più concessi: di fatto diventano molestia, anche se non minacciosi. Questo a seguito della sentenza della Cassazione 32770/2025.
Infatti, l’invio ripetuto di messaggi e chiamate via WhatsApp o SMS, dopo un chiaro ed espresso dissenso, integra una condotta penalmente rilevante. Non conta se le parole sono gentili e senza insulti, ma l’effetto invasivo. E non importa che la vittima possa bloccare il mittente.
Essere petulanti su WhatsApp non sarà più possibile perché non è corteggiamento ma molestia. La decisione della Cassazione arriva all’indomani di una vicenda come ce ne sono molte, purtroppo, nell’era digitale. Una storia finita: uno dei due ex partner tenta di andare avanti mentre l’altro non accetta la chiusura.
Così inizia ad inviare messaggi, anche innocui, uno dopo l’altro, a fare chiamate su WhatsApp che, seppur senza tono minaccioso, erano molto frequenti e persistenti. Di fatto la giornata della vittima era scandita da queste continue notifiche e invasa dal partner che non accettava la fine della relazione.
La sentenza 32770/2025 afferma fermamente che il reato si configura anche quando la persona molestata avrebbe potuto tecnicamente “bloccare” il mittente. La responsabilità non è infatti della vittima ma del “molestatore” che avrebbe dovuto fermarsi di fronte ad un no.
Insomma, da oggi i messaggi insistenti, anche se innocui e gentili, non sono più ammessi su WhatsApp e configurano un reato.
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