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Gigi Proietti recita la poesia di Trilussa che suona come una profezia

Nel pieno della crisi di Gaza, con oltre 40 mila morti e una catastrofe umanitaria che scuote la comunità internazionale, le voci della cultura e della politica si intrecciano per leggere la guerra attraverso la lente della memoria storica. Le piazze si mobilitano, gli scioperi aumentano. Ai microfoni di Un Giorno Speciale, la poesia “Ninna nanna della guerra” di Trilussa, recitata da Gigi Proietti, è diventata spunto per riflettere sulla sproporzione delle risposte militari, sulla manipolazione delle coscienze e sulla necessità di dire basta a un conflitto che appare senza uscita.

“La cosa deve finire”: la preghiera civile di chi non distingue schieramenti

Fabio Duranti ha espresso con durezza un sentimento diffuso nell’opinione pubblica: “Io sostengo adesso basta. Non mi interessano le ragioni degli uni e degli altri, perché nella guerra la verità è la prima vittima. La cosa deve finire.” Duranti ha denunciato l’incapacità dell’Occidente di fermare “lo sterminio di innocenti che nulla hanno a che vedere con il terrorismo, con la guerra, con la rivendicazione dei territori”. E conclude: “Chi non è capace di dire basta è il responsabile. Fatela finita, altrimenti siete incapaci.”

Trilussa e la “ninna nanna della guerra”: la poesia come specchio

La voce di Gigi Proietti ha riportato in radio la profezia di Trilussa: “Che la guerra è un gran giro di quattrini, che prepara le risorse per i ladri delle borse.” Una denuncia scritta nel 1914, ma ancora attuale. “Bravo Trilussa, profetico. Non è cambiato nulla: è una storia di quattrini” ha commentato Duranti. La poesia diventa così uno specchio della realtà di Gaza, dove la guerra appare sempre più intrecciata con interessi politici ed economici, a scapito di donne, bambini e anziani intrappolati nella crisi.

“Non puoi occhio per occhio”: il dilemma della proporzionalità

Antonio Maria Rinaldi ha sottolineato: “È fuori dubbio che Israele abbia utilizzato una sproporzionalità macroscopica rispetto a quello che è successo il 7 ottobre. Non puoi rispondere in questa maniera quando ci sono donne, bambini, anziani e disabili che non c’entrano nulla.” L’economista ha però ricordato la presenza di Hamas: “Dall’altra parte c’è un gruppo terroristico che si fa scudo di persone innocenti.” Una posizione che evidenzia la complessità della situazione: tra esigenze di sicurezza e catastrofi umanitarie, la spirale della violenza sembra non conoscere fine.

Tra simboli e praticità: aiuti, propaganda e responsabilità

Alberto Contri ha ammonito sulla lettura delle fonti e sulle possibili manipolazioni politiche: “Bisogna stare attenti se le cose sono vere o non vere.” Nel dialogo emerge anche il tema della flottiglia internazionale bloccata mentre tentava di portare aiuti: “Basterebbe scortarli, farli scaricare, filmare tutto e poi farli tornare indietro” ha osservato Duranti. Rinaldi ha rivendicato il ruolo dell’Italia: “Abbiamo fatto pervenire 100 tonnellate di beni di prima necessità e accolto oltre 190 bambini con gravi problemi clinici. Nessun altro paese europeo ha fatto tanto.” Alla fine, la richiesta condivisa si riassume in un’unica parola: pace.

Redazione

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