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Inter, specchiarsi non basta

L’Udinese non è il Torino, la sintesi del primo tempo di San Siro è in buona parte in questo pugno di parole, meno numerose delle ripartenze friulane alle quali i nerazzurri hanno prestato il fianco.

Fanno presto, Barella e compagni, a trovare il vantaggio, con Thuram bravo a fare il…Lukaku a protezione della palla e Dumfries che accorre dal suo lato a beneficiare dell’assist; molto più difficoltoso è impadronirsi dei tempi di gioco dei ritmi di un palleggio che non sia soltanto un compiaciuto ricamo a pelo d’erba. Gli uomini di Runjaić riescono sempre a disporsi in modo tale che quando uno di loro ruba palla sa già come i compagni avranno invaso gli spazi nella metà campo interista.

Un sinistro di Dimarco poco prima dell’ora di gioco trova il sentiero sgombro in una selva di calzettoni, ma il fuorigioco di Thuram vanifica tutto, nell’eco di un annuncio.

Continuano a spingere, i nerazzurri, ma l’Udinese è stretta come un pugno, in fase di sottopalla, nell’attesa di aprirsi come una mano in grado di vibrare un altro schiaffo nel ribaltamento di fronte, che Karlstrom e compagni sanno orchestrare ad arte.

Passano i minuti, si ingarbugliano le trame di gioco, si susseguono i rimpalli; con Pio Esposito arrivano vivacità e una serie di sponde intelligenti e raffinate, ma nessun assalto si concretizza nel pareggio che San Siro invoca come fanno gli sciamani, contro la siccità di uno svantaggio sul tabellone.

Solet nel pacchetto arretrato dell’Udinese è un dominatore gestisce i tempi degli anticipi nello stesso modo in cui le manguste anticipano i morsi dei cobra.

Profluvio di attaccanti nel finale: Thuram, Lautaro, il già citato Esposito, quindi pure Bonny; si moltiplicano le bocche da fuoco o si percepisce disperazione in un tentativo di forcing? Muore nell’eco di un punto interrogativo l’ultimo assalto interista, nella marea montante della frustrazione di un pubblico che si aspettava di raggiungere il gruppetto a punteggio pieno, anziché ritrovarsi a rimuginare sull’undici scelto da Chivu, sui nomi sei subentrati e su quelli di chi è rimasto seduto.

Brava, Udinese, accorta ma non del tutto chiusa; arroccata ma pronta a dar respiro al palleggio.

Paolo Marcacci

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