JUVE-COMOLLI: CAOS TOTALE | In casa Juventus si parla di rifondazione, di nuovi progetti, di visioni futuristiche. Dopo il nodo allenatore, il prossimo passo è l’arrivo di un dirigente con esperienza sportiva ma anche competenza aziendale. Il nome scelto? Damien Comolli, ex presidente del Tolosa, un uomo che ha navigato per trent’anni nei mari del calcio europeo.
Curriculum importante, dicono. Laurea in giurisprudenza, patentino da allenatore, colui che ha scoperto Modric e ha suggerito Henry all’Arsenal. Una figura polivalente, certo. Ma davvero è l’uomo giusto per far ripartire la Juventus?
A sollevare più di un dubbio, ci ha pensato Tony Damascelli, che ai microfoni di Radio Radio Mattino – Sport e News ha smontato con durezza l’entusiasmo mediatico, affondando duramente il colpo.
“Comolli? Sul nuovo DG della Juventus ho letto solo le notizie di alcuni giornali che parlano del curriculum. Forse è meglio leggerlo nel vero senso della parola, decodificarlo. Lui è stato licenziato due volte dal Saint-Étienne, tanto per dire. E non per motivi tecnici… Basta informarsi”.
Parole pesanti, che spingono a una domanda tanto semplice quanto scomoda: se Comolli (che fa parte del gruppo RedBird) è così brillante, perché non lo ha preso il Milan?
“È un personaggio negativo per me, negativo ai massimi. E la domanda sorge spontanea: perché anche se questo personaggio fa parte del gruppo RedBird di Cardinale, non l’ha preso il Milan? Basta fare due più due e viene cinque, non viene quattro… Questa storia è l’ennesima conferma della confusione che regna a Torino”.
Una bordata diretta, a cui Damascelli aggiunge anche un pizzico di sarcasmo sull’evidente legame di John Elkann con la Francia, ormai diventato un cliché.
Nel mirino del giornalista finisce anche la strana organizzazione interna della società bianconera, che continua ad accumulare figure dirigenziali senza una logica apparente.
“Comolli mi viene presentato come il nuovo DG. Quando mi dicono che affiancherà Scanavino mi viene da ridere. Ma cosa vuol dire? Ma cosa fa Scanavino? Occhio eh, stiamo parlando della Juventus. È una società quotata in borsa. Diciamo come stanno le cose: salta Giuntoli e salta Scanavino, come fanno a coesistere con questa nuova figura?”
Confusione totale, come sottolinea lo stesso Damascelli. E, a questo punto, la vera domanda non è solo su chi arriva, ma su chi resta. E soprattutto: chi comanda?
Le intenzioni della Juventus sembrano nobili: ristrutturare, rilanciarsi, ridare un’identità chiara al club. Ma tra commistioni francesi, scelte poco comprensibili e dirigenti fantasma, il rischio di trasformare la rifondazione in un pasticcio tecnico e gestionale è altissimo.
E come dice Damascelli, forse a Torino qualcuno dovrebbe iniziare a fare meglio i conti.
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