Economia

Von der Leyen ne buca un’altra: la prossima mossa contro Pechino è un suicidio annunciato

La Commissione europea adotta una linea complessa e contraddittoria nei confronti della Cina, oscillando tra aperture commerciali e richieste di rigore tecnologico. Una strategia che solleva interrogativi economici, politici e sociali di lungo periodo.

La strategia duale dell’Unione Europea verso la Cina

La Commissione europea adotta una strategia duale verso la Cina, allargando le aperture commerciali, ma chiedendo rigore tecnologico. Con il nuovo Cyber Security Act, Bruxelles punta a escludere la Cina dalle proprie infrastrutture critiche. Il piano coinvolge 18 settori chiave, includendo telecomunicazioni, energia, servizi spaziali e semiconduttori. Le aziende avranno 36 mesi per sostituire i componenti provenienti da fornitori ritenuti ad alto rischio. Pechino ha già reagito con forza, etichettando la proposta europea come una forma di puro e semplice protezionismo.

Il nodo delle auto elettriche e dei dazi

Parallelamente, l’Unione Europea tende la mano sulle auto elettriche, ipotizzando esenzioni dai dazi in cambio di impegni sui prezzi. Tuttavia, gli analisti esperti considerano questa scelta un errore strategico che avvantaggia economicamente le imprese cinesi. La rinuncia ai dazi, infatti, sottrarrebbe più o meno 2 miliardi di euro annui di gettito al bilancio dell’Unione Europea. Questa apparente debolezza rischia di compromettere la credibilità di Bruxelles nei negoziati con altri partner globali.

Mercati esterni e distruzione del mercato interno

Inoltre, lo scambio tra prezzi minimi e investimenti tecnologici è giudicato poco realistico e burocraticamente complesso. Insomma, da quanto vediamo, sembra che l’Unione Europea voglia discutere continuamente di mercati esterni. L’errore grave che è stato fatto nell’ultimo quarto di secolo è stato quello di distruggere il mercato interno al grido di esportiamo, esportiamo. Questo è stato fatto perché la Germania aveva originariamente un marco forte, e l’euro è stato un vantaggio competitivo incredibile per lei, poiché le ha consentito di esportare sui mercati internazionali.

Il boomerang demografico e sociale

Ora, a distanza di un quarto di secolo, quello che io prevedevo si sta verificando, cioè un boomerang. Non si può, o meglio non si deve, distruggere un mercato interno, la domanda interna, pensando di puntare solo sulle esportazioni, perché questo significa creare un disastro sociale, la distruzione del welfare e soprattutto la distruzione delle future generazioni. Noi abbiamo un problema strategico: non abbiamo più giovani e quindi siamo considerati, giustamente dai cinesi, il continente morto. Buona economia umanistica.

Malvezzi Quotidiani – L’economia umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi

Valerio Malvezzi

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