Attualità

Perché l’Italia si è astenuta dal voto sul nuovo trattato pandemico firmato OMS

Nei giorni scorsi è accaduto un fatto davvero degno di nota. L’Italia, infatti, si è astenuta rispetto al nuovo piano pandemico lanciato dall’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità. Da più parti, questa scelta è stata aspramente criticata, mobilitando le solite, ben note e logore categorie del pensiero unico politicamente e terapeuticamente corretto.

Il dottor Burioni, ad esempio, già protagonista della stagione virologica superstar, ha tuonato contro la scelta, a suo dire scellerata, dell’Italia. Per parte nostra, siamo convinti che astenersi su questi temi sia ancora poco. Sarebbe duopo, infatti, direttamente votare contro e far valere pienamente il dissenso rispetto a un progetto di governance globale che si iscrive perfettamente nel quadro del nuovo ordine dei rapporti di forza su scala planetaria.

Governance globale o governance globalitaria?

Ho detto governance globale, ma meglio sarebbe dire governance globalitaria, conciò alludendo al carattere intrinsecamente totalitario della globalizzazione turbocapitalistica. La sovranazionalizzazione delle decisioni rappresenta, in effetti, una delle cifre della globalizzazione neoliberale, con il suo peculiare svuotamento delle sovranità nazionali e, dunque, di quel poco che resta delle democrazie incapsulate negli Stati sovrani nazionali.

Il fatto che l’OMS proponga ora un nuovo piano pandemico significa che in futuro, presto o tardi, avremo situazioni analoghe a quelle già sperimentate, non senza dolore, nel 2020.

Emergenza permanente come metodo di governo

Anzi, più precisamente, si può ben asserire che quanto sperimentato nel 2020 sia stato un grande laboratorio di preparazione dei nuovi assetti di governo delle cose e delle persone. L’emergenza permanente, di ogni tipo, rappresenta la cifra dell’ordine neoliberale, il quale muta l’emergenza stessa in nuova normalità e in precisa struttura governamentale.

Emergenza come metodo di governo significa anzitutto che l’emergenza permanente trapassa senza soluzione di continuità in stato d’eccezione permanente. Governare diventa sinonimo di amministrare l’emergenza che di volta in volta si presenta e sovrano, ricordava Carl Schmitt, è chi decide nello stato d’emergenza — o meglio d’eccezione. Ma abbiamo detto che stato d’emergenza e stato d’eccezione oggi tendono a coincidere.

OMS-Italia | Libertà e diritti non sono derogabili

Lo stato d’emergenza e l’emergenza come metodo di governo significano anche che l’ordine dominante utilizza l’emergenza stessa per imporre le proprie politiche di classe, lasciando intendere subdolamente che siano risposte obbligate e necessarie per fronteggiare l’emergenza che, di volta in volta, si para innanzi.

L’abbiamo ripetuto infinite volte e lo sottolineiamo anche ora: non può esistere emergenza di alcun genere che giustifichi la limitazione delle libertà e la compressione dei diritti fondamentali. Questo è il punto fondamentale a cui occorrerebbe rimanere sempre fedeli, ben sapendo che l’uso politico dell’emergenza serve proprio anche a questo: a rendere inevitabile l’inaccettabile. Cioè a fare sì che la popolazione, terrorizzata, impaurita e spaventata, accetti per via dell’emergenza ciò che in una condizione di normalità respingerebbe risolutamente e incondizionatamente.

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Diego Fusaro

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