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Dov’è il piano strategico italiano? Ormai da 30 anni esiste soltanto l’Unione Europea che comanda

I commissari straordinari di acciaieria d’Italia e ILVA in amministrazione straordinaria hanno ricevuto dieci offerte entro la scadenza del 10 gennaio del 2025.

Tra queste tre sono per l’acquisizione dell’intero gruppo industriale. Buckle Steel Company, Bedrock Industries e Jindal Steel International, che sono tre aziende, la seconda lo sapete tutti, statunitense, ma la prima è dell’Azerbaijan e la terza è dell’India. Le altre sette offerte riguardano singoli asset e quindi sono offerte spezzettate e provengono da diverse cordate e aziende italiane, tra cui Eusider, Marcegaglia Steel, Vitali S.p.A.

Sottolineano che le eventuali offerte tardive saranno considerate soltanto se ritenute particolarmente vantaggiose. La valutazione terrà conto di alcuni parametri, l’occupazione, gli investimenti, la decarbonizzazione, la sostenibilità. Il ministro Adolfo Urso ha dichiarato che l’interesse dei player internazionali conferma il rilancio della siderurgia italiana, auspicando unità di intenti in questa fase cruciale.

Tuttavia il segretario generale del Wilm denuncia la mancanza di dettagli sui piani industriali e si oppone al cosiddetto spezzatino dei vari siti. Insomma FIOMCGL critica la comunicazione pubblica e chiede un confronto istituzionale immediato. Intanto la situazione resta critica.

Oltre 3.000 lavoratori in cassa integrazione, una produzione minima, un ritardo nei pagamenti, richiedono azioni rapide per salvaguardare l’occupazione e l’ambiente. Affidare un asset strategico come l’ILVA a gruppi stranieri sembra contraddire qualsiasi idea di rilancio nazionale.

Insomma, se il copione resta lo stesso, viene da chiedersi chi stia davvero guidando questa trama economica. E sì, perché a me vengono due domande essenziali da porre. E la prima è sostanzialmente, ma dov’è il piano strategico italiano? Perché io mi occupo di strategia e ormai da 30 anni esiste soltanto l’Unione Europea che comanda e i vari partiti politici italiani che sono ormai tutti succubi dell’idea intoccabile e incontestabile dell’Unione Europea.

E la seconda è, ok qui ci sono 3.000 posti di lavoro a rischio, e le centinaia di migliaia di posti di lavoro che si perdono nelle miriadi di piccole, medie e micro imprese italiane. Quelli hanno valore oppure no?

Malvezzi Quotidiani – L’Economia Umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi

Valerio Malvezzi

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