Cos’è un capolavoro? Chi non se lo è mai chiesto, senza scomodare il ben più filosofico tema del “cos’è l’arte”?
Ma non serve aver letto un saggio di Walter Benjamin per dare al volo delle risposte: la Pietà di Michelangelo, La cappella degli Scrovegni di Giotto, o magari uno dei celebri ritratti di Munch. Nulla di questo viene in mente a Repubblica, che invece nei giorni scorsi ci ha tenuto a pubblicare nell’edizione online un capolavoro di contemporanea fattura.
“Il rap di Monna Lisa è un capolavoro”, leggiamo. Poi apri l’articolo e trovi l’animazione di Lisa Gherardini intenta a intonare un pezzo dal sound moderno. Il bello è soggettivo? Concediamo che lo sia, ma per giustificare una scelta del genere da parte dell’articolista ci vuole molto di più. Dovremmo ad esempio glissare sul fatto che tecnologicamente fare una cosa del genere era possibile dai primi istanti degli anni 2000, dunque ci sarebbe da ridire sul criterio di notiziabilità usato dal quotidiano di Molinari.
Poi c’è l’altra questione: quella di chiamare “capolavoro” un prodotto del genere. Qui, come detto, entriamo nel soggettivo: commentate voi stessi.
Noi lo abbiamo fatto con Fabio Duranti e Francesco Borgonovo
Il legame tra crollo demografico e immigrazione resta uno dei nodi più divisivi del dibattito…
A luglio il ministro della Cultura Giuli aveva difeso la libertà culturale senza filtri ideologici.…
In una sua recente epifania catodica il conduttore Diego Bianchi ha fatto una sua tirata…
Lo scenario di Baku 10 Con tutte le critiche che possiamo fare e facciamo nei…
Nel giugno 2022 il Corriere della Sera pubblicò un'inchiesta, basata su un dossier del Copasir,…
Il mancato rigore (e il mancato intervento del VAR) per la trattenuta su Rowe durante…