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Politica

Atteso scontro tv tra Meloni e Schlein: il vano tentativo di mostrare un pluralismo che non esiste

Si discute molto e accesamente in questi giorni a proposito dello scontro televisivo che potrebbe andare prossimamente in onda. Uno scontro televisivo che dovrebbe vedere contrapposte Elly Schlein e Giorgia Meloni in un dibattito pubblico sui temi portanti della politica. Pare che le principali emittenti televisive stiano letteralmente facendo a gara per garantirsi la trasmissione dello scontro in diretta fra le due principali esponenti della politica italiana del momento.

Quale che sia l’emittente che si aggiudicherà le due protagoniste della politica italiana odierna, possiamo già asserire con certezza una cosa, al di là di ogni ragionevole dubbio. Sarà lo scontro fra due posizioni fintamente contrapposte e segretamente coincidenti. Le due posizioni proprie del partito unico del capitale.

Partito che, come sappiamo, nega l’alternativa nell’atto stesso con cui lascia prevalere l’alternanza tra una destra neoliberale bluet e una sinistra neoliberale fucsia. Esse sono segretamente coincidenti e buone solo a creare l’illusione di un pluralismo in realtà inesistente. Domenico Losurdo lo chiamava il monopartitismo competitivo neoliberale e Costanzo Preve, in termini analoghi, parlava di omogeneità bipolare del tardocapitalismo.

Al di là delle nuance su singoli temi, che pure sono presenti, Schlein e Meloni condividono in effetti la stessa visione sui due temi dirimenti della politica odierna. I due temi dirimenti della politica odierna sono l’atlantismo imperiale e il mercato sovrano. Più precisamente l’atlantismo imperiale che fa sì che l’Italia sia una colonia al traino di Washington, disposta ad adeguarsi cadavericamente a ogni ordine della civiltà dell’hamburger, e poi il mercato sovrano, vale a dire il neoliberismo come governo non del mercato, ma per il mercato, in funzione del mercato e quindi in funzione del blocco oligarchico neoliberale.

Come più volte ho avuto modo di evidenziare, l’assetto del turbocapitalismo si lascia oggi perfettamente descrivere con un’immagine. Si tratta dell’immagine dell’aquila avente due ali, alla destra e alla sinistra, l’aquila che volteggia in cielo per poi calarsi rapacemente sui popoli e sui lavoratori in nome del mercato e delle sue leggi spietate. Naturalmente questo grande teatro dell’alternanza senza alternativa tra destra neoliberale e sinistra neoliberale, o nel caso specifico tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, rende possibile il camuffarsi dell’ordine neoliberale nella sua reale assenza non democratica.

Infatti, l’ordine neoliberale lascia apparire un pluralismo che in realtà non esiste, nella misura in cui i plurali sono immagini moltiplicate del medesimo ordine neoliberale. Cosicché, che vinca di volta in volta la destra di Meloni o la sinistra della Schlein, vince comunque l’ordine neoliberale stesso. Più precisamente un turbo-capitalismo che è di estremo centro, nella misura in cui ha annientato le ali estreme della politica e ha fatto sì che a dominare fossero soltanto una destra bluet neoliberale, modalità Giorgia Meloni, e una sinistra fucsia neoliberale, modalità Elie Schlein.

In sostanza l’ordine neoliberale usa la politica come semplice continuazione dell’economia con altri mezzi e di più la impiega per camuffare la propria essenza non democratica. Quell’essenza che mi piace definire di una oligarchia plebiscitaria non democratica e che tuttavia finge di essere democratica grazie al gioco dell’alternanza senza alternativa di destra neoliberale e sinistra neoliberale.

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Diego Fusaro

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