Un mondo di frammenti, di cose lasciate a metà o mai cominciate per paura del futuro.
Quel futuro che è spaventoso perché inconoscibile. Ma tutto lo è senza un’adeguata preparazione.
Lo scenario che Alberto Contri, docente di Comunicazione, descrive nel suo nuovo libro “La sindrome del criceto” si riferisce proprio a quella mancanza di prospettive e speranze. Tempi duri, uomini forti; uomini forti, tempi facili; tempi facili, uomini deboli; uomini deboli, tempi duri: è il ciclo che la società umana segue da sempre. Ora ci troviamo, come si può facilmente capire e osservare, nel mezzo della transizione tra tempo facile e duro. Guerre, emergenze continue propagandate dalle élite, conflitti tra uomini e donne: il tutto supportato da un certo tipo di comunicazione, quello degli slogan. Perché per argomentare serve prima riflettere, mentre le persone di quest’epoca non fanno altro che fare politica con gli hashtag (e chissà cosa ne penserebbero i più grandi oratori della nostra storia).
Sicuramente non gli farebbe piacere vedere un Paese destinato ad un calo demografico spaventoso, tra le altre minacce.
A Un Giorno Speciale, Contri spiega con precisione il nuovo meccanismo in cui siamo entrati: la ruota del criceto.
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