Le recenti tragiche vicende della Romagna ci segnalano una volta di più come l’ambiente e la natura siano sempre più in pericolo. E ciò per via dell’atteggiamento predatorio proprio del #tecnocapitalismo. Il tecnocapitalismo tratta la natura alla stregua di un semplice fondo a disposizione del fare umano e così facendo la devasta, producendo poi conseguenze terribili che abbiamo sperimentato anche nei giorni scorsi. Sotto questo riguardo bisognerebbe richiamare con cura le attenzioni che alcuni spiriti magni della nostra tradizione hanno svolto a proposito della nostra piccolezza al cospetto della grandezza della natura.
Penso a Blaise Pascal che diceva essere l’uomo “una canna pensante esposta alla potenza della natura e tuttavia dotata della grandezza del pensare, essendo l’uomo l’unico ente che pensa alla propria condizione”. Penso ancora a Giacomo Leopardi che nello Zibaldone con stile Pascoliano diceva esattamente questo che di fronte alla grandezza enorme della natura siamo nulla. E tuttavia in questo nulla vi è il pensiero.
La lotta ambientale deve essere incorporata nella lotta anticapitalistica. La vera difesa dell’ambiente coincide con la difesa dell’umanità e del mondo stesso dalla violenza predatoria del tecnocapitalismo. Insomma, abbiamo bisogno di più Antonio Gramsci e di più Martin Heidegger e di meno Greta Thunberg e di meno Green Economy. Questa potrebbe essere una chiave interpretativa per comprendere il nostro presente e per prospettare anche via di fuga dall’antro caliginoso in cui ci troviamo imprigionati.
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