L’Italia è il quinto paese al mondo per aspettativa di vita: lo rivela a fine dicembre 2022 uno studio statunitense NiceRx.
84.01: questa l’età indicata. In particolare per gli uomini, l’età indicata è 81.9, mentre va meglio per le donne: 85.97.
Insomma la tendenza è quella del continuo aumento, ma è da sottolineare invece, per capirci ancora di più, l’enorme differenza tra i nostri anni e il 1900: un secolo fa l’aspettativa di vita non superava i 42 anni (come riporta Statistics and Data).
Ma cosa ha portato a questo risultato? Cosa ha portato l’uomo quasi a raddoppiare la durata della sua esistenza?
La risposta potrebbe essere scontata: più medicinali, più integratori. In sostanza potrebbe essere stato l’avanzamento della tecnologia.
E’ proprio questa la linea che il professor Alessandro Meluzzi non vuole seguire pedissequamente, lanciando a sua volta una riflessione: visti questi numeri, è possibile che ci si sia lasciati andare nella sfrenatezza? Come chiede Fabio Duranti: “Questa faccenda dell’uomo che è sempre in movimento non distrugge il sistema immunitario? Non procura anche danni della psiche?“
“Tutto questo è dannosissimo – spiega lo psichiatra – “se pensi soprattutto che la psiche, attraverso dei meccanismi complessi, modifica la funzionalità dell’immunità anticorpale, di quella cellulare, dei linfociti ‘Natural Killer’, che ci proteggono non soltanto dai virus e dai batteri, ma anche dalle cellule che si trasformano e diventano neoplastiche. Da quello dipende tutto l’insieme della nostra salute.
La ghiandola pineale è quella in cui viene scandito il ritmo del cortisolo e della melatonina: è un punto fondamentale di questo meccanismo psiconeuroendocrino immunitario. E’ la ragione per la quale si alterano i ritmi circadiani, come quando crei campi magnetici molto nocivi oppure, come si vede adesso, con alcuni tipi di vaccini.
Ecco, evidentemente tutto questo ha a che vedere con il funzionamento della nostra salute.
Ma vi dirò di più“.
“I sostenitori della tecnologia ad ogni costo – aggiunge Meluzzi – vi dicono che il nostro sistema immunitario non serve a niente, che è inutile. Vi dicono che l’ipotalamo o la ghiandola pineale non servono a niente. E quindi vi dicono che bisogna prendere i farmaci.
Raccontano che noi siamo scemi, perché ‘quando non c’era la tecnologia la gente viveva di meno‘” – uno dei motivi ipotizzati quindi per quella differenza nell’aspettativa di vita osservata precedentemente. “Ecco, questa è una grande stupidaggine – sentenzia lo psicologo.
“I dati epidemiologici sulle aspettative di vita vanno letti con attenzione.
E voi scoprireste che la grande spaziatura sulle aspettative di vita dalla fine dell’800 ad oggi, è legata soprattutto alla diminuzione della mortalità perinatale e non soltanto.
“La ragione fondamentale per cui la vita media si è allungata non è legata la medicina.
E non è legata soltanto alla diminuzione delle contaminazioni ambientali del cibo, ma è legata esclusivamente ad una ragione fondamentale: alla diminuzione della fatica fisica. Così come alla diminuzione del lavoro a turni, come per esempio delle fabbriche inglesi della metà dell’800. Non certo solo la medicina tecnologica.
I cambiamenti radicali di aspettative di vita media legate alle manifestazioni estreme della medicina, i trapianti di cuore, trapianti di fegato, le terapie genetiche, sono minimali rispetto ai cambiamenti che producono sull’aspettativa di vita.
Mentre invece quello che noi non sappiamo è l’effetto negativo di un ipertecnologizzazione farmacologica della vita di cui secondo me cominceremo a vedere adesso i tragici effetti.
Vediamo più di qualcuno che oggi arriva anche ai 90/100 anni.
Bene, credo che i ragazzi che oggi hanno 10 anni non potranno sperimentare questo tipo di realtà.
Siamo entrati in una curva, secondo me, assolutamente negativa, legata ad un uso distorto, sbagliato e malato della tecnologia sanitaria non più guidata dalla volontà di fare il bene degli uomini, ma guidata prevalentemente dalla necessità di un profitto sfrontato e senza controllo“.
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