Oggi parliamo di nuovo della Banca Centrale Europea, in particolare delle decisioni della Presidente Christine Lagarde.
I continui aumenti del costo del denaro stanno producendo dei danni enormi all’economia, senza ascoltare le critiche che, non soltanto da me ma da molti commentatori, invitano alla prudenza: la crisi sempre più preoccupante del sistema bancario.
Insomma, quelli della Banca Centrale Europea fanno orecchi da mercante.
Intanto la rata dei mutui variabili è arrivata a mangiare il 40% mediamente del bilancio familiare, oltre il 30% delle aziende e famiglie italiane è a rischio default. E quindi quando il presidente Mattarella, in relazione anche al suo recente viaggio in Kenya, va a Firenze a celebrare le nostre PMI definendo un “modello di rapporto tra imprenditoria e territorio che il mondo ci invidia e vuole importare”, beh, caro onorevole Mattarella, forse dovremmo, accanto a questa giusta retorica, scendere però un po’ coi piedi per terra e fare notare concretamente il peso dell’Italia.
Quindi, caro Presidente, faccia presente queste cose non soltanto a Firenze: le faccia sapere a Bruxelles, perché le nostre piccole e medie imprese sono travolte dagli interessi sui prestiti, quindi noi finiremo in recessione senza meritarcelo, pur essendo, con le parole amate dalla burocrazia, “sani e resilienti” nonostante guerre e crisi energetiche con un’inflazione che forse ritornerà a questo mitologico 2% soltanto fra qualche anno. E la politica vera che cosa fa in sostanza? Che cosa dice alla BCE?
Perché guardate che una banca centrale fa politica, e in particolare fa politica monetaria.
Quindi che senso ha parlare di Unione Europea se in realtà c’è soltanto un’unione monetaria?
In poche parole i rialzi dei tassi di interesse devono essere di minore entità, più diluiti nel tempo e devono essere frutto di verifiche periodiche e comunicate con meno altezzosità e freddezza, come avviene nei comunicati ufficiali della Banca Centrale Europea, perché ricordatevi che dietro le curve dei tassi di interesse ci sono delle cose reali, cioè ci sono la vita di moltissime famiglie italiane e di piccole e medie imprese italiane che rischiano le prime di arrivare alla povertà assoluta, le seconde di arrivare a chiudere i battenti.
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