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Fermi i crediti del superbonus: perché il governo Draghi fa ancora danni

Torniamo a parlare del famoso bonus 110% sull’edilizia. Sono fermi i 15 miliardi di crediti per il superbonus che nessuno vuole e soprattutto può comprare. È quanto sottolinea l’Eurostat sul problema dei crediti d’imposta per i bonus edilizi, in quanto è vero che la libera circolazione permette l’aumento del debito pubblico, ma è altrettanto vero che si rischia di mettere a rischio 25.000 imprese dell’edilizia. E non ditemi che non lo sapevate prima. Il problema è che il superbonus si è caratterizzato per l’accessibilità dei crediti d’imposta, permettendo al contribuente, in caso di eccedenza o di necessità di liquidità, di ottenere subito il beneficio attraverso il meccanismo della cessione del credito. Però nel 2021 il tanto osannato governo Draghi pose un limite alle cessioni, lasciando il cerino del credito nelle mani di migliaia di imprese che avevano eseguito i lavori, naturalmente sulla base delle promesse del precedente governo, scontando direttamente in fattura l’agevolazione al committente, ma che non trovano più oggi delle banche disposte all’acquisto. Seppure il governo Meloni sia intervenuto col decreto Aiuti Quater, che ha portato a cinque le cessioni complessive e concesso la possibilità di compensare in dieci anni, questa manovra ha migliorato la situazione solo molto marginalmente. Dicono che facendo circolare i crediti per i bonus edilizi ci potrebbe essere un impatto sulla finanza pubblica, eludendo l’impatto dei fallimenti delle imprese edili e il calo del PIL per il fermo dell’edilizia.

Ma chi paventa pericoli per i conti pubblici derivanti dalla contabilizzazione immediata di 69 miliardi dovrebbe forse riflettere sul fatto che fino ad ora l’unico impatto sulla finanza pubblica dei bonus edilizi è stato quello positivo di tenere in piedi il PIL nel 2022: + 3,9%. E forse ricordiamoci che già oggi il debito PIL è più alto di tre punti solo perché abbiamo contribuito ai vari MEF, EFSF e prestiti ad altri stati dell’Unione monetaria Europea. Aggiungo monetaria, perché io di unione politica non ne ho mai vista. Quindi il mio commento è che in questa situazione purtroppo servono degli statisti in Italia e non se ne vedono l’ombra da almeno trent’anni. Perché? Perché i politici che vanno a sedere sui tavoli del governo, tre minuti dopo essere eletti, cambiano la loro posizione, si allineano con i potenti della terra, col potere finanziario. Non si può non riconoscere che qui sono state fregate decine di migliaia di imprese italiane e forse centinaia di migliaia di risparmiatori, di persone che sulla casa avevano investito sul mattone. Questo ha tenuto in piedi il PIL e oggi, naturalmente, il governo fa Ponzio Pilato. Perché? È perché ha ricevuto, come io spiegavo dallo scorso anno, una tirata d’orecchi dal padrone che si chiama Bruxelles.

Malvezzi Quotidiani, l’economia umanistica spiegata bene

Valerio Malvezzi

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