Napoli si riversa in strada contro le sanzioni alla Russia e contro il caro bollette. Perché è facile spendersi per il semplice pacifismo: siamo tutti per il ‘no alla guerra’. Chi non lo è?
Ma il ‘no alla guerra’ deve passare dal ‘no’ all’invio di armi. Così la pensa il corteo partenopeo di 500 disoccupati che ha camminato per le strade della capitale campana con un semplice messaggio: “No alle sanzioni che uccidono famiglie e imprese“.
Presenti all’appello Italexit, Ancora Italia e Alternativa, gruppo parlamentare che ha scelto di non correre alle urne il 25 settembre. Non solo organizzazioni politiche, in piazza è sceso anche il sindacato FISI ma anche svariate associazioni di categoria.
Una protesta mossa da temi che si teme possano non essere presi in considerazione neanche dalla nuova maggioranza di Governo, visto che l’agenda meloniana non mette in discussione né la revoca delle sanzioni alla Russia né l’annullamento dell’invio di armi – pagate a caro prezzo – all’Ucraina.
L’Europa se la prende comoda sul tetto “dinamico” al prezzo del gas, mentre milioni di imprenditori del settore privato e delle piccole imprese perdono il lavoro.
Non a caso molti di loro iniziano a farsi sentire, presumibilmente prima di dover chiudere i battenti per sempre.
D’altronde lo diceva Margaret Mead: “Non dubitate mai che un piccolo gruppo di persone consapevoli possa cambiare un Paese, perché è sempre così che è andata alla fine“.
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