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“Fui tra i primi a volere Internet. Solo dopo mi accorsi che c’era qualcosa che non tornava” | Contri

Nel passaggio da società analogica a società digitale, la tecnologia ha progressivamente smesso di essere uno strumento neutro per diventare un’infrastruttura centrale di potere. Dalla moneta ai dati, fino ai sistemi militari, il processo di digitalizzazione sta ridefinendo equilibri politici, economici e sociali.

Nell’intervento di Alberto Contri, docente di comunicazione sociale, emerge una lettura critica di questa trasformazione: non un’evoluzione inevitabile e lineare, ma un sistema che rischia di concentrare controllo, ridurre libertà e alterare il rapporto tra individuo e tecnologia.

Dall’utopia di Internet al controllo digitale

Ci siamo lasciati trascinare”, ammette Contri, ripercorrendo l’entusiasmo iniziale per la nascita della rete. “Pensavo fosse il luogo della democrazia, ma non è affatto così”. Il nodo è nella struttura stessa del sistema. “Tutto sarà digitale, tutto collegato, e basterà un click per escluderci”. Il riferimento è diretto alle recenti scelte politiche: “Tutti i partiti hanno votato serenamente per l’avanzamento dell’euro digitale”. Una decisione che, secondo Contri, introduce un rischio concreto di controllo centralizzato. “Basta aver fatto dei post critici e si può essere esclusi”. Un modello che trasforma strumenti tecnologici in potenziali leve di esclusione.

Transumanesimo e negazione del limite

Alla base c’è una visione culturale precisa. “È una società del transumanesimo che non vuole considerare il limite”. Contri critica il riduzionismo tecnologico: “Si pensa che il corpo umano sia una macchina, ma non è vero”. L’esempio è diretto: “Non puoi far andare una macchina a 6.000 giri se è progettata per 3.000”. Un’immagine che richiama la necessità di riconoscere i limiti strutturali, anche nello sviluppo tecnologico. La conseguenza è una deriva sistemica: accelerazione continua senza valutazione degli effetti.

Redazione

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