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Attualità

L’inganno non regge più: continua la propaganda del PIL ma intanto tagliano pensioni e sanità

Nell’ultima pillola dicevamo che in quegli anni si iniziano a cercare dogmi che ancora oggi sentiamo ripetere nei telegiornali. La crescita dei consumi, la riduzione del ruolo dello Stato e la ricerca del super PIL. Per attuare tali dogmi altri devono esserne applicati. L’inversione della rotta che ci avrebbe fatto vivere al di sopra delle nostre possibilità: l’allungamento dell’età pensionabile, la riduzione delle pensioni, la riduzione della spesa sanitaria, il taglio generalizzato della spesa pubblica, l’inserimento di imposte locali, l’aumento di tasse sulle imprese, la riduzione delle spese deducibili.

Senza dimenticare la privatizzazione delle società pubbliche sia centrali, sia degli enti locali. Il disegno complessivo viene completato dalla ciliegia sulla torta: la totale assenza di intervento dello Stato in economia perché, tale intervento, altererebbe l’equilibrio dei mercati. Questo è centrale per capire cosa è successo negli ultimi 40 anni. Dall’inizio degli anni ’80 si inverte un pensiero che, dalla fine del secondo dopoguerra, aveva guidato l’economia del mondo. Quel pensiero era: ‘Lo Stato deve intervenire nell’economia‘.

Massimo autore di quel pensiero fu Keynes. Ad un certo degli anni ’80 invece si comincia a pensare all’opposto. Cioè si inizia a pensare che bisogna ridurre il ruolo dello Stato in economia e bisogna privatizzare. In sostanza passa il pensiero che lo Stato sia una zavorra, che impedisce di fare i massimi profitti e che comunque il mercato si aggiusterebbe da solo perché le persone troverebbero lavoro grazie all’incrocio tra domanda e offerta. Sulla base si questa credenza si iniziano, prima negli Stati Uniti e poi in Europa soprattutto in Italia, privatizzazioni e taglio di spesa pubblica, di pensioni e di servizi, aumento di tasse locali, riduzione di spese deducibili e via dicendo.

Perché ad un certo punto ci si accorge che bisogna pareggiare i conti. Questa assenza totale di intervento dello Stato in economia, che in queste ore lamentano le associazioni di categoria per esempio sull’aumento dei prezzi delle materie prime piuttosto che ciò che sta succedendo in materia edilizia, ha una indicazione molto precisa. Negli anni ’70 e ’80, quando lo Stato interveniva in economia, crescevano PIL e risparmio. Dopo la riduzione dell’intervento dello Stato nell’economia tutti hanno visto come è andata.

Malvezzi Quotidiani, l’economia umanistica spiegata bene – Con Valerio Malvezzi

Valerio Malvezzi

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