In pandemia la comunicazione ha giocato un ruolo importantissimo. È servita per instillare la paura del virus quando si chiedeva ai cittadini di mettere da parte i propri diritti e le proprie libertà, ed è servita per infondere ottimismo quando invece si voleva spronare la popolazione a vaccinarsi. Si partiva dagli stessi dati, ma cambiava il modo in cui venivano raccontati a seconda del risultato che si voleva ottenere.
Il 9 giugno Repubblica scriveva: “Diminuiscono i casi in terapia intensiva”. L’idea era di infondere ottimismo perché bisogna far percepire alla gente che la campagna vaccinale stia funzionando. Se invece avessero paragonato i dati dei ricoveri in terapia intensiva del 2021 con i dati del 9 giugno del 2020 Repubblica avrebbe dovuto dire che triplicano i ricoveri in terapia intensiva.
Fabio Salernitano ha pubblicato il bollettino del Governo del 9 giugno 2020 che parlano di 263 pazienti in terapia intensiva. Sapete di quante terapie intensive parla il bollettino del 9 giugno 2021? 688. In pratica sono triplicati.
Allora perché Repubblica ha potuto pubblicare che sono in calo? Perché ha cambiato il termine di paragone. Questo è il gioco che stanno facendo.
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