Si chiama Mirco Giacomi e la sua storia potrebbe essere la storia di chiunque di noi. Portato in ospedale per dei colpi di tosse importanti e per un passato clinico che lo mette a rischio, Mirco viene ricoverato: il suo tampone risulta positivo. Dopo tre giorni viene dimesso, la sua non è una condizione di emergenza e dunque può continuare la quarantena a casa.
C’è qualcosa però che lascia dei dubbi in questo racconto. Mirco infatti dovrebbe risottoporsi a tampone, ma l’Asl di competenza non lo ha ancora contattato. Poche informazioni e poco chiare e a questo, spiega Mirco in diretta, si aggiunge il fatto che al momento del ricovero non si è attivata la procedura di contact tracing. Nessuno, cioè, gli ha chiesto una lista di possibili contatti da avvisare della sua positività, è stato lui stesso, per coscienza, a contattare amici e parenti.
Com’è possibile che in un momento così delicato quella che tanti esperti definiscono la procedura fondamentale per arginare l’aumento dei contagi, e cioè il tracciamento dei contatti, non sia stato fatto?
A ‘Lavori in corso’ la testimonianza di Mirco Giacomi: ecco cosa ha detto a Stefano Molinari e Luigia Luciani.
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