Si chiama Mirco Giacomi e la sua storia potrebbe essere la storia di chiunque di noi. Portato in ospedale per dei colpi di tosse importanti e per un passato clinico che lo mette a rischio, Mirco viene ricoverato: il suo tampone risulta positivo. Dopo tre giorni viene dimesso, la sua non è una condizione di emergenza e dunque può continuare la quarantena a casa.
C’è qualcosa però che lascia dei dubbi in questo racconto. Mirco infatti dovrebbe risottoporsi a tampone, ma l’Asl di competenza non lo ha ancora contattato. Poche informazioni e poco chiare e a questo, spiega Mirco in diretta, si aggiunge il fatto che al momento del ricovero non si è attivata la procedura di contact tracing. Nessuno, cioè, gli ha chiesto una lista di possibili contatti da avvisare della sua positività, è stato lui stesso, per coscienza, a contattare amici e parenti.
Com’è possibile che in un momento così delicato quella che tanti esperti definiscono la procedura fondamentale per arginare l’aumento dei contagi, e cioè il tracciamento dei contatti, non sia stato fatto?
A ‘Lavori in corso’ la testimonianza di Mirco Giacomi: ecco cosa ha detto a Stefano Molinari e Luigia Luciani.
ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE YOUTUBE
LEGGI ANCHE:
Negli Stati Uniti torna a riaccendersi il dibattito su uno dei temi più delicati della…
Un servizio del Tg2 dedicato agli scontri in Cisgiordania ha riacceso il dibattito sul linguaggio…
Il tema della modificazione artificiale del clima — cloud seeding, inseminazione delle nuvole, tecniche di…
Non è bastata la pesante sconfitta per 4-1 contro il Cardiff City a far calare…
Il 28 luglio 1976, esattamente cinquant'anni fa, la Corte Costituzionale mise fine — almeno in…
C'è un trucco che si ripete sempre uguale, cambiano solo gli argomenti. Durante il Covid…