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“L’unica coerenza di chi ci governa: se ne fregano della cultura perché sono analfabeti” ► Luca Barbareschi

Il Italia cala il sipario per teatri e cinema. Registi, attori e amanti della cultura protestano, ma ormai la decisione è stata presa: il nuovo Dpcm, tra le altre misure restrittive, prevede la chiusura delle strutture teatrali e cinematografiche fino alla data del 3 dicembre.

In un paese che solo pochi giorni fa ha visto la scomparsa del grande mattatore Gigi Proietti, il mondo dello spettacolo è in ginocchio e senza degna considerazione. Luca Barbareschi – attore, regista e produttore – si sofferma ad analizzare questo momento storico, evidenziando la necessità di una maggior apertura intellettuale della politica alla cultura e una mancanza di attenzione che manca da tempo.

Insieme a Barbareschi anche Antonio Guidi, neuropsichiatra e ex Ministro della Famiglia, si unisce alla causa rivendicando il teatro come sinonimo di spazio di condivisione e democrazia, oggi negato dalle misure anticovid dettate dal Governo.

A “Un giorno speciale” Francesco Vergovich e Antonio Guidi intervistano al riguardo il direttore artistico dell’Eliseo. Ecco le sue riflessioni.

“L’unica coerenza di chi ci governa: se ne fregano della cultura perché sono analfabeti” ► Luca Barbareschi

“Il problema più grosso del teatro è l’assoluto disinteresse per il nostro lavoro che nasce soprattutto dall’assoluta mancanza di organizzazione di chi lo fa. Se le associazioni sono inesistenti e son gestite da peracottari è ovvio che quando si parla al Governo poi come tali veniamo trattati.

Non a caso nel calcio giocano anche se positivi e hanno facilitazioni che noi non abbiamo. Lo smacco più grande è stato vedere la vergogna con cui è stato salutato Gigi Proietti. Alla signorina Raggi non gliene è fregato un beneamato ca**o che sia morto, forse non lo ha neanche mai visto in vita sua… L’unica coerenza vera dei 5 Stelle in questi anni è non aver mai parlato di cultura. Del teatro, della lirica, del cinema e della cultura non gliene è mai fregato niente. Sono analfabeti per cui non hanno problemi ad occuparsi di questo.

Nella città di Roma, dove potrebbero vivere serenamente decine di spettacoli stanziali, noi siamo ancora ridotti ad essere la città dove gli spettacoli si fermano meno. Stanno facendo un triplo danno, uccidono i teatri oggi e l’abitudine ad andare a teatro. La paura è terribile ma la paura della paura è peggio della stessa. Questo porterà ad una disabitudine ad andare a teatro. Il teatro è un luogo di condivisione, dove ci si ritrova insieme.

È una follia, da sette mesi non c’è un capo della fiction in Rai. All’amministratore della Rai Fabrizio Salini chiedo di spiegare a Franceschini e al Ministero delle Finanze che devono mettere sul piatto della Rai un miliardo di euro per far sì che la narrazione culturale italiana vada avanti. Togliere i soldi alla narrazione vuol dire lasciare che la colonizzazione del paese venga messa in mano a Netflix, Amazon… su Netflix stanno uscendo 51 serie nuove. Salini dovrebbe dire: ‘Dovete finanziarmi la Rai perché noi dobbiamo continuare a raccontare il nostro paese’.

La politica è diventata arrogante, si è scollata dal beneficio del paese. Ci tratta come sudditi senza aver neanche la legittimità professionale. Il problema vero italiano è ridare professionalità alla politica. In un momento in cui l’economia mondiale è gestita da gruppi finanziari così grossi che potrebbero comprare l’Europa in un quarto d’ora, la politica deve tornare ad essere centrale. Ma deve essere fatta da persone che abbiano una alfabetizzazione tale da gestirla. Facciamo curare il corpo del paese da analfabeti dal punto di vista economico, culturale, geopolitico, ecc…

Il Premier – che è lì non so per quale ragione – non è stato né eletto né ha un curriculum tale da legittimare un ruolo così importante. La cosa più grave è la disaffezione verso la politica. In un mondo così devastato dalle differenze sociali – l’80% della ricchezza è in mano a 2 mila persone – questo porterà solo a conflitti sociali, la politica deve tornare ad essere determinate e centrale. Quando in Italia vedo crollare i ponti, vorrei denunciare tutti i grandi gruppi internazionali digitali che non pagano le tasse in Italia… vi pare normale che facebook paghi 10 milioni con 200 mila miliardi di capitalizzazione?”.


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