Fino agli anni 70-80 in Italia l’apparato industriale era costituito da un comparto pubblico molto importante. Pensate all’Iri e alle grandi industrie italiane. Poi, ad un certo punto, ci hanno spiegato che privato è bello e pubblico è male. Così noi abbiamo svenduto gran parte dell’industria pubblica, a prezzi irrisori, a imprenditori privati che hanno fatto i soldi. Creando così le basi per portare gli utili ai privati e le perdite in capo alla collettività. Sta succedendo ancora oggi.
Poi cosa abbiamo fatto? Persa l’economia grande, abbiamo distrutto l’economia privata tagliando la spesa pubblica e alzando le tasse. Questo ha creato una testa che rimaneva sempre grande, ma su un corpo sempre piccolo.
Il reddito, come i posti di lavoro, in Italia vengono prodotti dalle piccole imprese e dai liberi professionisti. Poi c’è la pubblica amministrazione e poi c’è tutto il resto da mantenere: i redditi di cittadinanza, i clandestini, coloro che non lavorano, i servizi pubblici, i pensionati.
Tutti i commercialisti capiscono e me lo confermano che i loro imprenditori non ce la fanno più a reggere quella grande testa del sistema burocratico italiano. Sono troppo pochi gli imprenditori e i liberi professionisti per reggere il peso dell’economia italia.
Malvezzi Quotidiani, comprendere l’Economia Umanistica con Valerio Malvezzi
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