“Il coronavirus è stato creato in laboratorio” – dice l’uno. “I coronavirus possono essere usati come arma biologica” – dice l’altro. Peccato che l’uno e l’altro in questo caso non siano due negazionisti. Ma a dichiarare che il virus covid-19 sia stato creato in un laboratorio a Wuhan è una nota virologa cinese, intervistata da una tv britannica.
Ha affermato di avere le prove, e di essere pronta a mostrarle al mondo, di tutto quanto dichiara. La dottoressa accusa il Governo di Pechino di essere stato a conoscenza della trasmissione da uomo a uomo molto tempo prima rispetto a quando è stato dichiarato.
A suffragare questa tesi ci pensa un noto scienziato americano che denuncia che “i coronavirus e gli altri virus delle malattie infettive emergenti possono essere considerate come armi biologiche”. Anche in questo caso lo scienziato fa riferimento al laboratorio di Wuhan, dove gli esperimenti con i coronavirus, a suo dire, “non venivano svolti con un grado di sicurezza adeguato”.
Ora resta da chiedersi: perché i media italiani, sempre pronti a commentare qualsiasi cosa che riguarda il coronavirus, stiano facendo calare un velo di silenzio e censura?
La Matrix Europea con Francesco Amodeo
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