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Friedkin, uno a zero

Questa estate romanista odora di difficoltà, ritardi evidenti circa le tempistiche del mercato, mancanza di un direttore sportivo non pro-tempore, soprattutto per gestire lo smaltimento delle uscite, visto che la “bonifica” (termine diverso dal semplicistico “abbassamento”) del monte ingaggi è una delle priorità della nuova era dirigenziale dell’AS Roma. Questo per quanto riguarda un’operatività condizionata dai ritardi che ha avuto la trattativa da marzo in poi. È stucchevole, ma va sempre ricordato. 

Nel frattempo, però, abbiamo registrato l’esordio comunicativo dei Friedkin, con modalità non discontinue rispetto al passato, per ora, ma con contenuti nuovi e, non vi sembri una benevola esagerazione, già più romanisti rispetto al passato. Un passato di nove anni, che lascia dietro di sé una scia di vittorie mancate e a un certo punto nemmeno più sperate, di numeri deficitari per quanto riguarda la gestione economica e, ultima solo come ordine di citazione, una totale mancanza di comprensione del mondo Roma, come ha detto l’altro ieri anche Walter Sabatini.

Ecco perché le prime parole dei Friedkin sono state accolte con un consenso e un’approvazione che forse Pallotta non ha mai avuto: perché, per contrasto, si è subito percepito un maggiore calore, una reale intenzione di capire i valori e gli stati d’animo di un mondo nel quale si viene a investire, a operare, a cercare di rigenerare entusiasmi. Di lì la metafora del gigante addormentato, che è piaciuta a tutti soprattutto per l’efficacia dell’immagine e per la sintesi. 


Per dirla in modo semplice, pur tramite una serie di dichiarazioni senza contraddittorio e diffuse tramite i canali istituzionali, sembra essere tornata l‘empatia, tra la dirigenza della Roma e la sua gente, che in un certo senso – non è retorica – sarà sempre la vera proprietaria del club. Poi cominceremo a valutare i fatti, perché quelli fanno la cronaca e la storia e solo quelli sono funzionali a farci esprimere un giudizio.

A cominciare dalla questione di Edin Dzeko. Però la questione comunicativa non era secondaria, quindi questo esordio positivo va accolto e come tale celebrato, fino alla prossima mossa. Perché i tifosi della Roma in questi anni non si sono lamentati soltanto per le vittorie mancate o per le cessioni dolorose: una parte della loro delusione era figlia della distanza di Pallotta e, in questo senso, l’oceano non c’entra nulla.

Paolo Marcacci


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Paolo Marcacci

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