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Di Perri (Virologo) ► “Potevamo mettere in piedi una macchina da guerra contro il virus a gennaio”

Il totale delle persone attualmente positive è di 80.572, con un incremento di 2937 contagi rispetto a ieri. 4035 sono iricoverati in terapia intensiva, 28.403 i ricoverati con sintomi, la maggior parte 48.134 sono senza sintomi o sintomi lievi. I deceduti nelle ultime 24 sono 727, ma il totale dei guariti sale a 16.847, 1118 in più di ieri.

Apparentemente nessun dato che stravolga l’andamento registrato fino ad oggi, ma il numero di decessi rimane comunque un numero ancora troppo alto.

Stefano Molinari e Luigia Luciani hanno commentato questi numer con il virologo Prof. Giovanni Di Perri, Direttore della Clinica Malattie Infettive Ospedale Amedeo di Savoia di Torino. Ecco cosa ha detto.

Di Perri (Virologo) ► “Potevamo mettere in piedi una macchina da guerra contro il virus a gennaio”

“Speriamo che si confermi il trend dei giorni scorsi e si inizino a vedere meno casi, ma in questa fase pretendere un calo tutti i giorni è difficile.

Se le mascherine sono utili? Indubbiamente, ma serve ancora di più la cautela del distanziamento sociale. Il virus si diffonde perché parlando e respirando si libera in aria e le goccioline galleggiano in aria anche per 30 minuti, per cui rischiamo stando vicino a un altro di respirare quello che lui ha espirato”.

Era prevedibile per gli scienziati e i medici capire qualcosa prima?

Noi – commenta il Professore – dovevamo essere così arguti che il 25 di gennaio, accortici di quello che succedeva in Cina e considerando i nostri rapporti con la Cina, in quel momento avremmo dovuto organizzare qualcosa che non esisteva e in pieno benessere, in piena tranquillità, avremmo dovuto mettere in piedi una macchina da guerra che probabilmente in quel momento nessuno si sentiva di fare. Forse erano in pochi a credere che lo stesso fenomeno si sarebbe ripetuto in Italia. Questo è un po’ il problema, perché il fenomeno non ha eguali e ovviamente nessuno diceva ‘succederà la stessa cosa’. Invece sì, perché i numeri ci davano questa infezione come estremamente contagiosa. Quello che si capiva dai dati, al di là della mortalità, era che partiva fra la gente in maniera impressionante. Il morbillo era così e non lo fermavi”.


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