Svizzera: un paese che dista poche centinaia di chilometri da noi. Un paese dove trasporti, infrastrutture e aziende funzionano, dove campi, vigne e capannoni sono ben tenuti.
Italia: capannoni industriali allo sfacelo, erba non tagliata… Mi trovo sulla circonvallazione di Milano e penso che è persino una delle parti più ricche d’Italia.
Faccio consulenza alle piccole imprese e mi accorgo sempre di più del divario epocale che esiste tra i sedicenti economisti e quelli invece che lavorano nelle imprese, che sanno cos’è un’impresa.
Pezzi di ferro, tondini, volantini, barre, olio, macchine a controllo numerico, operai, odori, rumori… Ecco, è questa l’industria. La piccola industria italiana. Quella che ancora sta tenendo in piedi non so come questo disperato paese.
Girando per le piccole imprese vedo la disperazione. Mi rendo conto che sono abbandonate dallo Stato italiano.
Lo Stato si sta occupando di tutto meno che dei posti di lavoro, della produzione industriale, della capacità competitiva, capacità di produrre reddito e ricchezza.
Io vedo due mondi: il mondo delle imprese e dei commercialisti, e il mondo della politica che mi sembra vivere sulla Luna, totalmente distaccato da quella piccola parte del pianeta Terra di quel triste paese che sta diventando l’Italia.
Malvezzi Quotidiani, comprendere l’Economia Umanistica con Valerio Malvezzi
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