Seconda sconfitta in campionato, contro una concorrente al titolo. L’Inter ha sbagliato partita, per eccessiva prudenza ma anche frenata da un avversario decisamente superiore sul piano tecnico.
Malissimo la difesa nerazzurra, in difficoltà Godin, spostato a sinistra nel secondo tempo e poi sostituito con Sanchez, l’uruguagio sorpreso e furioso ha domandato tre volte se fosse davvero lui a uscire dal campo, quindi si è portato la mano alla bocca per mascherare qualche insulto all’allenatore.
Conte ha cercato, come abitudine, di sfidare l’avversario sulla manovra veloce in contropiede organizzato e il gol del vantaggio è arrivato proprio su una combinazione di sette contro cinque e la partecipazione di Strakosha. L’Inter non ha dato segni di reazione, Conte ha ritardato in mondo incomprensibile l’ingresso di Eriksen, mentre Lautaro Martinez, il più fresco dopo due turni di squalifica, non ha mai visto la porta ed è stato anche rimproverato da Lukaku.
Anche a centrocampo la squadra ha denunciato affanni, Barella ha provato, con Brozovic a dare un senso allo schema, Vecino è rimasto troppe volte fermo ai blocchi, Candreva ha approfittato della paura di Marusic ma si è perso nel solito affondo senza particolari risultati, fatta eccezione per il tiro che ha portato al gol di Young.
Ma, come detto, è stata la terza linea nerazzurra a pagare sofferenze continue, Padelli ha fatto il possibile ma non ha garantito la necessaria tranquillità a un reparto in evidente crisi tra De Vrij fischiato a prescindere e colpevole sul rigore, Skriniar incasinato nei contrasti e Godin esperto ma preso in mezzo spesso dalle giocate laziali.
Totale: soltanto due gol incassati in una serata nella quale la sconfitta sarebbe stata più pesante. Ci pensi Conte, senza cercare alibi di assenze.
Tony Damascelli
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