In questi giorni si celebra il ventennale della morte di Bettino Craxi, riconosciuto come uno degli ultimi grandi statisti italiani. Suo anche quello che forse è l’ultimo grande atto di orgoglio nazionale: Sigonella.
Chi si inneggia oggi? Carola Rackete che sperona una motovedetta della Guardia di Finanza, i discorsi sul clima di Greta Thunberg e le manifestazioni in piazza delle Sardine.
Come siamo passati dall’una all’altra cosa? Il popolo vuole l’Italia di Carola Rackete o quella della Sigonella di Craxi?
“Scioccamente si dice oggi ‘Craxi era corrotto’. Intanto, non è un criterio di giudizio politico, perché sarebbe come dire ‘il grande Alessandro Magno era corrotto e quindi non era un grande politico’. Al netto di questo, se il motivo della caduta di Craxi fosse la corruzione allora dovrebbe esserci una Mani pulite ogni settimana in Italia, dato che oggi c’è più corruzione di ieri.
Quello fu un pretesto per abbattere un governo eletto dagli italiani in modo non democratico evidentemente.
La vicenda della Capitana Carola Rackete è l’ennesimo esempio di un dissenso e una contestazione amici del potere e infatti celebrati dal potere. E’ stata accolta dal Parlamento Europeo, santificata da tutti i giornali e da tutti i padroni del mondo.
Siamo entrati in una fase di desovranizzazione totale: oggi Sigonella è impossibile, c’è Carola Rackete. E chi prova a difendere l’interesse nazionale va a processo. Carola con il suo falso umanitarismo è espressione di questo potere liquido finanziario”.
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