La gremitissima piazza delle Sardine a Bologna, domenica scorsa, è stata allestita con grande cura: maxi-schermi, concertone, sorveglianza e riprese aeree. La domanda sarà anche prosaica, ma merita di essere posta: chi paga? Chi sta dietro a questa rivolta ittica che ha tutta l’aria di essere una rivolta colorata del potere per il potere?
Non è difficile tratteggiare l’identikit fenomenologico delle Sardine: in quanto prodotto in scatola del padronato cosmopolitco rispecchiano il cliché dell’intellettuale globalista amico dei mercati.
Ecco gli elementi che lo dimostrano.
Una scarsa cultura, per di più approssimativa, ostentata sempre e solo per marcare la propria superiorità rispetto alle plebi lavoratrici e all’aborrito popolo populista e xenofobo.
La beatificazione perenne della openness cosmopolitica: apertura dei porti e delle autostrade, delle menti e dei cancelli, dei confini e dei territori. Quella che poi non è altro che l’emancipazione dei mercati globalisti che massacrano le classi lavoratrici.
Non si può, d’altro canto, chiedere troppo a chi è stato inscatolato dal potere global-capitalistico per assecondarne i desideri.
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