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Matteo Berrettini, il campione che non si aspettava di diventare campione ► L’intervista

Il tennis italiano oggi porta il nome di Matteo Berrettini. Numero otto al mondo, ha conquistato tre titoli ATP in singolare (l’italiano più giovane a realizzare l’impresa) sulle quattro finali disputate, e due titoli su tre finali in doppio. Insieme ad Andreas Seppi e Lorenzo Sonego, è l’unico italiano ad aver vinto un torneo ATP su erba.

In un solo anno ha conquistato i vertici del tennis mondiale, un giocatore in grado di migliorarsi a vista d’occhio, partita dopo partita, sia tatticamente che tecnicamente. Un ragazzone di 23 anni e di 1 metro e 95 che non si pone limiti e che lavora per raggiungere vette sempre più alte.

Abbiamo intervistato Matteo Berrettini nella puntata di ‘Food Sport’. Insieme a lui altri due ospiti d’onore, l’allenatore Vincenzo Santopadre e la stella del tennis italiano Adriano Panatta.

Come va?
“Mi sto allenando, sono rientrato dalle vacanze, è stata una stagione molto lunga, molto intensa ma bella. Un’annata da ricordare”.

Quale partita sceglieresti per ricordare questo tuo anno?
“Il ricordo più bello è quello della partita con Monfils a New York”.

Dicono che avevi il poster di Federer in cameretta, lui era il tuo modello anche tecnico e tennistico cui fai riferimento?
“Il poster no, non ero così appassionato di lui. Lo seguivo, lo tifavo però da ragazzo non seguivo tantissimo, giocavo molto a tennis ma ero appassionato da altri sport da guardare. Però lui è stato un modello da seguire e quello che ho tifato per tantissimi anni… ora però non posso più farlo perché gioco gli stessi tornei. Adesso che gioco con lui il rapporto è cambiato – non è che siamo grandi amici – ma dopo Stoccarda è venuto a farmi i complimenti, si è congratulato per la mia stagione sull’erba e abbiamo parlato di tante cose. Mi fa impressione, prima lo guardavo in televisione e pensavo se mi avrebbe mai rivolto la parola”.

Ti aspettavi che saresti stato tra i primi 10 tennisti al mondo?
“No. Lo sognavo ma non pensavo potesse essere un obiettivo raggiungibile in così poco tempo. Questa estate parlavo con una persona e mi sono accorto che ho vinto la mia prima partita ATP nel 2018. Nel 2019 essere tra i primi 8 del mondo è stato un percorso davvero molto veloce… all’inizio dell’anno ho festeggiato di essere nel ranking al n.46. Per fortuna sono uno ambizioso e sono sempre pronto a migliorare”.

Una curiosità tecnica, come mai questa fissa per la palla corta?
“Perché quando ero piccolo Vincenzo Santopadre mi diceva sempre di non fare la palla corta e io la facevo. L’ho imparata per andare contro lui. Uno degli obiettivi che ci siamo fissati per il prossimo anno è quello di cercare di conquistare la rete un po’ di più, sia per le mie caratteristiche sia perché si hanno grosse chance di conquistare il punto“.

Che hai combinato alle Finals che dicevano che eri insopportabile?
“Ho detto io stesso di essere stato insopportabile perché ci sono stati dei giorni di stanchezza, stress e tensione. Penso che alcune volte sono comunque un ragazzo di 23 anni che sta vivendo tutte queste cose per la prima volta. A volte mi sentivo un po’ schiacciato e avevo bisogno di spazio. Io sono andato lì per vincere tutte le partite possibili, sono andato a testa alta. Alcune volte mi serviva un po’ di spazio per stare un po’ tra me e me e ci sono stati degli episodi in cui mi sono isolato… ho chiesto allo staff di avere un po’ di tempo libero”.


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