E’ ormai chiaro da tempo: se le romane vogliono avere qualche speranza di raggiungere un piazzamento Champions dovranno vedersela con i nerazzurri di Bergamo.
L’Atalanta ha fornito una dimostrazione di forza massiccia in campionato, mettendo sotto la Lazio per un tempo e giocando un calcio a sprazzi spettacolare.
Lì davanti c’è un reparto che fa invidia a mezza Serie A, e l’allenatore, neanche a dirlo, è tra i più amati da una piazza italiana, complice anche il gioco che la sua squadra è in grado di giocare e le prestazioni sempre incalzanti.
Poi però arriva la Champions, arriva Guardiola, arriva la Dinamo, arriva lo Shakhtar e il risultato è sempre lo stesso: 0 punti e nulla di fatto.
Togliamo la sfortuna che in alcuni frangenti c’è stata eccome (vedi Zagabria), ma la differenza tra l’atteggiamento eroico entro le mura italiche strida con l’alzata di bandiera bianca repentina in Champions League.
Giusto dunque rivolgerle elogi che, puntualmente, vengono smentiti?
Giusto considerarla una big, anche se non è capace di grandi imprese?
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