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Politica

Riforma della giustizia, la nuova mela della discordia del Governo gialloverde?

Non sembrano placarsi gli animi su quello che, più che un via libera a un provvedimento, è stato e continua ad essere un vero e proprio campo minato per le due metà del Governo gialloverde. La riforma della giustizia, il disegno di legge portato avanti dal ministro Alfonso Bonafede che punta alla velocizzazione del processo penale, alla semplificazione del processo civile e ad intervenire sul Csm, è stata approvata ‘salvo intese’, dopo nove ore di schermaglie tra Lega e M5S.

Riforma della giustizia, ecco su cosa non sono d’accordo Lega e M5S

Tra i punti focali della mancata intesa in toto sul disegno di legge, la parte del provvedimento legata al processo penale. Nessun accenno, inoltre, alla separazione delle carriere dei magistrati, né all’introduzione di limiti per l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche. Aspetti introdotti nel bozza del disegno di legge che non hanno incontrato il favore delle due metà del cielo gialloverde. Su entrambi i temi, infatti, c’è stato scontro tra le due parti.

Riforma della giustizia: le dichiarazioni della Lega e di Matteo Salvini

A conferma del mal di pancia che continua a fermentare tra le fila leghiste, la nota ufficiale del Carroccio. “La Lega non vota una non riforma, vuota e inutile. Siamo al lavoro per una reale riduzione dei tempi della giustizia, per un manager nei tribunali affinché diventino realmente efficienti, perché ci sia certezza della pena: colpevoli in galera e innocenti liberi” si legge nella nota “sanzioni certe per magistrati che sbagliano o allungano i tempi, no a sconti di pena per i criminali e un impegno per la separazione delle carriere e anche del Csm per garantire giustizia efficiente, equa e imparziale. I cittadini non possono essere ostaggi di processi infiniti“.

E le dichiarazioni successive del leader leghista, Matteo Salvini, non sembrano far presagire segnali di schiarita. Tanto più che, nelle ore successive al dibattito in Cdm, il ministro degli Interni ha sottolineato che se “l’accordo era e rimane che la sospensione della prescrizione entrerebbe in vigore se sarà operativa la riforma della giustizia. Se non sarà così vorrà dire che ci sono 60 milioni di italiani processabili a vita“. In sostanza, per il Carroccio senza riforma del processo penale salta anche lo stop alla prescrizione dopo il primo grado prevista dalla legge Spazzacorrotti.

La replica del ministro Bonafede

A rispondere infatti è il ministro Bonafede, in prima linea sulla riforma della Giustizia, il quale replica risoluto in una diretta Facebook: “la separazione delle carriere dei magistrati e la riforma delle intercettazioni sono i due punti forti della politica sulla giustizia di Silvio Berlusconi. Dico alla Lega che sono aperto a tutte le proposte, ma non stanno governando con Silvio Berlusconi. Se lo mettessero in testa“.

Partita aperta dunque, ma non senza esclusione di colpi. Il confronto si fa sempre più serrato, e viene spontaneo chiedersi se quest’importante disegno di legge, che punta a riformare la magistratura e a velocizzare i tempi della giustizia, non si trasformi in realtà in un’altra mela della discordia per le parti in causa. Una nuova cartina tornasole che sembra lasciare spazio a possibili crisi di Governo.

Tanto più che lo stallo tra i pentastellati e il Carroccio sulla riforma della Giustizia è già in atto. E le continue schermaglie tra M5S e Lega su altri argomenti, come la questione Tav e le autonomie regionali, non contribuiscono ad allontanare l’ipotesi di una papabile crisi di Governo.

Certo, il parziale accordo trovato sulla parte civile e sulla riforma del Csm, presenti nel disegno di legge approvato, resta. Ma la strada per una totale e immediata risoluzione di ogni incertezza e cono d’ombra sulla riforma della Giustizia sembra essere ancora lunga per il Governo.

Veronica Bisconti

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