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Piccoli gesti, grandi emozioni

Serve ricordare che i calciatori che militano in grandi club e che hanno avuto e stanno avendo una carriera prestigiosa sono uomini di successo, meritevoli e fortunati al tempo stesso per essere riusciti a trasformare il loro talento in una fonte di gloria, notorietà e guadagni straordinari? No, non serve, perché siamo nel campo dell’ovvio. 
Molto meno ovvia è la considerazione che nasce da due particolari episodi che abbiamo colto in questi giorni, giustamente enfatizzati dai media.

Sadio Mané, momentaneamente seduto in panchina prima dell’epilogo della finale della Supercoppa Europea Liverpool – Chelsea, vede un giovanissimo raccattapalle che lo saluta timidamente, lo chiama, gli sorride e gli porge una maglia del Liverpool. Il ragazzino va via quasi inebetito dalla contentezza.

A un oceano di distanza, nel dopopartita della gara di Coppa nazionale argentina tra Boca Juniors e San Lorenzo de Almagro, i giocatori del Boca sfilano scuri in volto per l’eliminazione. Invano, attaccato a una transenna, il giovane Facundo tenta di richiamare la loro attenzione per una foto, una firma, sbracciandosi dalla sua sedia a rotelle. Daniele De Rossi si ferma e si fa fotografare con il ragazzo e con il padre di lui. Le espressioni di Facundo e del genitore appaiono raggianti, solo per quello scatto con “El Tano”, che ha speso dieci secondi della sua vita per regalare una soddisfazione a due suoi tifosi.

Tra dieci, o vent’anni, il raccattapalle di Istanbul e Facundo tra i giorni da ricordare della propria vita annoverereranno ancora quella sera in cui Mané regalò la maglia sorridendo, in cui De Rossi, si accucciò vicino alla sedia a rotelle di Facundo per regalargli uno scatto da incorniciare.

Oltre a tutto quello che, meritatamente, hanno e si godono, i grandi calciatori hanno anche questo potere enorme: con un gesto che non costa nulla, possono regalare ai più piccini, ma anche ai grandi in verità, una gioia da ricordare.

Ogni volta che si vede un giocatore sgommare in modo sprezzante con la sua fuoriserie via dal centro sportivo o andarsene scostante dallo stadio ignorando quelli che sono lì ad aspettare fino a un paio d’ore dopo la partita, non si possono non trarre un paio di conclusioni almeno: quanto si possa essere stronzi, con rispetto parlando, nell’ignorare chi andrebbe considerato come il principale “datore di lavoro”, ossia i tifosi; quanto si possa essere ottusi nel privarsi della gioia di far felice così tanta gente solo con un piccolissimo gesto.

Una ricchezza da sommare a quella del conto in banca, come dimostrano di aver capito, per restare agli ultimi giorni, De Rossi e Mané.

Paolo Marcacci


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Paolo Marcacci

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