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Politica

“Il politico onesto è il politico capace” – L’intervista a Enrico Michetti

La politica è una professione? L’onestà e la virtù sono i primi requisiti che servono alla classe dirigente? Quanto conta davvero il popolo nelle decisioni dei dirigenti?
Sono tutte domande inevitabili, necessarie se pensiamo a quanto sta accadendo negli ultimi giorni e per estensione negli ultimi anni.
L’accordo che slitta, si avvicina e si allontana in base alle posizioni di PD e Movimento 5 Stelle ha ormai monopolizzato l’attenzione degli italiani, in questo momento più che mai in crisi d’identità, tra la scelta di votare e quella di affidare tutto alle truppe parlamentari giallorosse.

Soprattutto in caso di crisi è sempre utile ritrovare le proprie radici, dalle massime di Croce (“Il politico onesto è il politico capace“) alla diplomazia di Moro, passando per il pragmatismo di Gramsci: su tutto ciò è intervenuto a “Un giorno speciale” il prof. Enrico Michetti.

Capacità e onestà: due facce della stessa medaglia

Oggi quello che manca è proprio la formazione. Vi dico questo che è una bomba: l’80% dei parlamentari non sa scrivere un emendamento, nel senso che quando scrivono un emendamento gli viene dichiarato inammissibile. La gente allora giustamente si chiede cosa sono pagati a fare ed è favorevole al taglio, ma voi vi immaginate se tagliassimo il numero dei chirurghi perché non sanno tenere il bisturi in mano?”

La politica è un’arte, una scienza, al pari della fisica”, sostiene Michetti, “questo lo diceva persino Einstein, che definiva la politica ancor più complessa della fisica stessa“.

L’importanza del cursus honorum

Per questo è importante la formazione, il cursus honorum dei latini, che prevedeva il progresso graduale della figura del politico, come spiega Michetti: “Prima c’era una archetipo, che era quello della formazione e della selezione dei migliori, entrambi fatte dai partiti. Tu crescevi piano piano e quella si chiamava esperienza, così tu avevi persone in possesso di un talento per emergere, i De Gasperi, Togliatti, Pertini, Andreotti: tu puoi dire tutto su di loro, ma non che non avessero talento o che non fossero persone preparate“.


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