C’è differenza tra ‘collaboratore di giustizia‘ e ‘testimone di giustizia‘, e soprattutto ci sono storie che devono essere raccontate. Questo il fine del libro di Paolo De Chiara. A ‘Un giorno speciale’ l’autore racconta i motivi, la storia, i retroscena di ‘Io ho denunciato‘. L’intervista con Francesco Vergovich e Marco Guidi.
Da una parte un ex mafioso che per motivi opportunistici, di solito una riduzione della pena, decide di collaborare con le istituzioni. Dall’altra un cittadino onesto che “ha visto, ha sentito o ha subito l’arroganza delle organizzazioni criminali, e che per dovere civico ha deciso di denunciare i clan mafiosi”. Collaboratore di giustizia e testimone di giustizia non sono affatto la stessa cosa e questo l’autore di ‘Io ho denunciato’, il giornalista e scrittore Paolo De Chiara, lo sa bene. Bisogna spiegarlo, scriverlo e soprattutto impararlo.
“Da anni mi occupo di queste vicende – racconta Paolo De Chiara ai microfoni di Radio Radio – credo che sia un mondo che vada investigato, che vada portato alla luce, perché è vergognoso quello che succede in questo paese. I testimoni di giustizia in molti casi vengono ‘spremuti come dei limoni’, vengono utilizzati e poi vengono abbandonati. Esistono un’ottantina di testimoni di giustizia nel nostro paese e quasi tutti si ribellano al trattamento che le istituzioni gli riservano”.
Non si tratta soltanto del racconto di certi fatti drammatici, quindi, ma è soprattutto una luce sul dopo denuncia, per far capire che cosa succede.
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