Attualità

Metamorfosi di un partito: Grillo spiega la fine del Movimento 5 Stelle

Nei giorni scorsi è tornato a farsi sentire Beppe Grillo, il comico fondatore del Movimento 5 Stelle, poi allontanato dal partito. Ha dichiarato il comico genovese che il Movimento 5 Stelle voleva cambiare la politica, ma alla fine è stata la politica a cambiare il Movimento 5 Stelle. Quale che sia l’idea che ciascuno di noi può legittimamente avere intorno a Beppe Grillo, non si può in questo caso non dargli ragione. Variando una nota formula di Nietzsche, il partito fondato da Beppe Grillo è divenuto ciò che un tempo combatteva.

Da scatoletta di tonno a tonno pinne gialle

Non abbiamo certo dimenticato i proclami pomposi dello stesso Beppe Grillo, il quale sosteneva con enfasi che il movimento da lui tenuto a battesimo avrebbe aperto la politica “come una scatoletta di tonno”. E invece i pentastellati sono divenuti essi stessi tonni provetti della politica italiana, rigorosamente pinne gialle.

In origine il Movimento 5 Stelle, lo ricordiamo bene, era contrario all’Unione Europea e alla NATO e si collocava al di là della demenziale dicotomia di destra e di sinistra, rivendicando le sacrosante ragioni delle classi nazionali popolari contro il patriziato cosmopolitico e sans frontières. Il governo gialloverde del 2018 resta probabilmente l’esperienza più controcorrente, più entusiasmante, più innovativa degli ultimi 40 anni della politica italiana.

La metamorfosi kafkiana del Movimento 5 Stelle

A partire dal 2019 e dal nefando governo giallofucsia, il Movimento 5 Stelle ha avviato la propria parabola di decadenza e ha compiuto una vera e propria metamorfosi kafkiana, una metamorfosi che lo ha portato a rifluire integralmente nelle fila della sciagurata sinistra fucsia liberal-progressista, diventando di fatto un semplice cespuglio del Partito Democratico. In questo senso la parabola del Movimento 5 Stelle si lascia accostare verosimilmente a quella iberica di Podemos. Anche Podemos era sorto come movimento di dissenso e di opposizione reale all’ordine dominante, per poi finire anestetizzato e decaffeinato nelle fila della sinistra, anzi della sinistra liberal-progressista.

Vero è che comunque, allo stato dell’arte, sul piano geopolitico il Movimento 5 Stelle resta probabilmente il partito dalle posizioni meno squallide. Basti considerare che Giuseppe Conte è stato per ora uno dei pochi a opporsi all’invio delle armi in Ucraina. Ma questo non toglie comunque che la parabola distruttiva, o anzi autodistruttiva, che ha travolto il Movimento 5 Stelle l’abbia infine condotto a diventare ciò che un tempo combatteva.

RadioAttività, Lampi del Pensiero Quotidiano | Con Diego Fusaro

Diego Fusaro

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