Tutto è benino, ciò che finisce benissimo. Non una grande Lazio. Una Lazio al lumicino e che si porta addosso la partita di Milano. Gioca al rallentatore e quasi tutti i calciatori camminano, piuttosto che correre. E falliscono anche palloni che normalmente giocherebbero ad occhi chiusi. L’eccezione è Acerbi, che evidentemente ha poco di normale.
I riflessi fisici e mentali lenti dei romani fanno sì che la partita sia incerta sino alla fine, quando il Frosinone si presenta addirittura con tre attaccanti di peso e sfiora con Pinamonti quel gol che in precedenza non aveva dato l’impressione di poter fare.
Nell’insieme, comunque, più occasioni per la Lazio, capitate quasi tutte a Caicedo che, per fare una rete, deve sbagliarne prima almeno tre.
Inzaghi ha tolto il goleador e chiesto a Luis Alberto di fare la punta d’appoggio. Lo spagnolo si è fermato e abbiamo così visto Lulic e Berisha trequartisti. Una soluzione perlomeno strana. Fosse rimasto Caicedo, che era fresco e aveva buone gambe, ci sarebbero state meno complicazioni.
Ora la Lazio è quinta e ha raggiunto la Roma. Solo pochi giorni fa ha eliminato l’Inter dalla Coppa. Merita solo complimenti. Mentre ci si chiede come starà giovedì contro l’Empoli.
Roberto Renga
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