Festività natalizie amare per gli abitanti della Sicilia. A seguito dell’inizio della fase parossistica dell’attività dell’Etna si è verificata, alle ore 3:19 di oggi, 26 dicembre, una forte scossa di terremoto a Catania, che ha provocato danni ingenti e ventotto feriti, fortunatamente non gravi, nei paesi a nord della città.
Stando a quando rilevato dall’ “Ingv” il sisma di magnitudo 4.8, il più intenso da quando l’Etna ha ripreso la sua attività eruttiva due giorni fa, è stato localizzato a 1.1 km a sud di Lavinaio (frazione a nord ovest di Acireale), con un ipocentro di 1.2 km.
A Fieri una famiglia si è “salvata per miracolo” durante il crollo della propria abitazione, cedimenti che hanno interessato altre quattordici dimore private e alcune chiese: tra queste figura quella di “Maria Santissima del Carmelo” di Pennisi, priva ora del campanile e della statua di Sant’Emidio, protettore dei terremotati.
Secondo gli esperti la scossa di stamane era stata preceduta da uno sciame sismico iniziato verso mezzanotte, una sismicità che, secondo Eugenio Privitiera, direttore dell’Ingv di Catania, “non lascia tranquilli” e che ricorda “quella dell’ottobre del 1984 che provocò un morto a Zafferana Etnea, è sempre la faglia di Fiandaca, che quando si muove è pericolosa“.
Qualche ora fa, infatti, è stata registrata una scossa di magnitudo 3.5 alle Isole Eolie, alla quale è seguita un’altra di 2.3 di magnitudo nei pressi di Ragalna, a Catania.
“L’Italia si conferma ancora una volta un territorio particolarmente vulnerabile a tutti i georischi, in questo caso con un combinato del rischio sismico e vulcanico, evidenziando ancora una volta che non bisogna abbassare la guardia e perseguire una necessaria prevenzione anche attraverso pianificazioni a lungo termine” ha sottolineato a “Rai News” anche Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, ente pronto “a mettersi a disposizione e a dare supporto al Dipartimento Nazionale di Protezione civile, per quanto di competenza, per tutto ciò che riguarda la verifica dell’agibilità del territorio e del costruito“.
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