La Lazio ritrova i suoi giocatori perduti e riprende a giocare con allegria. Si divertono i giocatori, gli spettatori tifosi e gli spettatori neutrali. Meno i calciatori del Cagliari, ma fa parte del gioco.
Inzaghi conferma la difesa a tre, infila un Correa in più, tiene Parolo davanti all’ultima trincea. Mosse tattiche giuste, ma il bello non viene dal modulo bensì da Luis Alberto, Milinkovic Savic, Lulic, Acerbi e via via tutti gli altri.
Alla Lazio sino a ieri erano mancati i calciatori che un anno fa si rivelarono determinanti. A Bergamo si erano notati i primi progressi. Ora la conferma.
Con un Luis Alberto così, il calcio cambia, diventa imprevedibile, mostra il suo lato migliore. Non schemi, niente binari, ma fantasia. Quella che ci strappa applausi, abituati come siamo al grigio. E il gol e gli slanci offensivi di Milinkovic. E i dribbling di Correa. E la ricerca continua del gol da parte di Immobile. E le corse di Lulic. E Acerbi, ormai decisivo nelle due aree. E Parolo, fondamentale nella copertura.
La Lazio è di nuovo qui. Con i suoi abituali difetti difensivi (vedi il rigore regalato da Bastos sul tre a zero), con i suoi pregi offensivi, con la gioia che regala, con l’ingenuità mostrata nel finale. E aspetta Il vero Lucas Leiva, un altro indispensabile.
Roberto Renga
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