Il ritiro punitivo è una delle sciocchezze più infantili del calcio. Si poteva accettare trent’anni fa, quando effettivamente i calciatori venivano isolati dall’esterno, al massimo erano tollerate serate con la play station e musicassette. Ma oggi? Oggi con i cellulari, internet, varie ed eventuali che cosa significa punire una squadra portandola in ritiro? Dove? In un monastero? In un convento? In una caserma? No. Nel centro sportivo, con tutti i comfort, vitto e alloggio pagato per un paio di giorni, prima del successivo impegno, per la Roma contro il Frosinone, in attesa del derby di sabato pomeriggio.

Non è questo il problema, non è questa la punizione. La Roma è squadra malinconica, non stimola se non reazioni nervose, gioca un football prevedibile, ha smarrito autostima e qualità, si perde dinanzi ad avversari grandi e piccoli, concede spazi e speranze a chiunque, raccoglie poco e non sembra avere futuro. A meno che, di colpo, Di Francesco riesca a trasmettere alla squadra tutto quello che finora non è riuscito a far comprendere. E non trattasi soltanto di concentrazione, perché un gruppo di professionisti non abbisogna di stimoli, altrimenti significa che hanno altro cui pensare. E su questo si dovrebbe lavorare.

Che cosa altro ronza nella testa dei romanisti? Il passato glorioso in champions? Pericoloso. L’alibi di un mercato sbilenco? Robetta da scolari delle elementari. Le responsabilità di Monchi e Pallotta? Non risulta che i dirigenti scendano in campo, per fortuna intendo. Dunque è ora di togliersi la maschera, di ammettere colpe ed errori, di non rifugiarsi in corner con il solito repertorio di parole vuote. Il primo a dover ammettere di avere sbagliato è l’allenatore, poi vengono i suoi dipendenti, nel senso dei calciatori, quindi la società che si sveglia soltanto per annunciare la punizione del ritiro.

Mi auguro, allora, che al ritiro medesimo partecipino tutti, da Pallotta, oh yes, a Baldissoni, a Totti, uno per tutti e tutti per uno. La scolaresca necessita dell’esempio, in fondo so’ ragazzi. Verrà, poi, il Frosinone e la Roma scatenerà l’inferno. O no?

Tony Damascelli

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