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Diego Fusaro

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Amato ha fatto dichiarazioni epocali: i politici italiani che sapevano dovrebbero scusarsi

E adesso Giuliano Amato ha parlato. Lo ha fatto nei giorni scorsi proferendo parole davvero sconvolgenti, ha detto cose letteralmente epocalie le ha comunicate come se si trattasse in fondo di cose ovvie, risapute, che si possono dire serenamente come cose tra le tante.Secondo le parole di Giuliano Amato, che ampia eco hanno avuto nei giorni scorsi su tutti gli organi ufficiali di informazione, fu la Francia ad abbattere l'aereo della strage di Ustica del giugno del 1980. Certo, dalle parole di Amato si evince che non fu un gesto volontario, da che la Francia aspirava a colpire Gheddafi, che fu messo in salvo dal governo di Craxi, che a quel tempo, come è noto, era tra i governi in Europa più vicini alla Libia dello stesso Gheddafi. Il bersaglio dunque doveva essere la Libia e invece fu incidentalmente e anche sciaguratamente l'Italia, con la ben nota strage che costò la vita a moltissime persone che vivono nel ricordo dei familiari, di quei familiari che ancora ora stanno cercando verità e giustizia.Perché Giuliano Amato svela proprio ora la verità su Ustica? Questa è la domanda da porre e sulla stessa linea bisognerebbe anche domandare quanto segue: su quali basi Giuliano Amato svela ora con certezza indiscutibile la verità su Ustica? A ben vedere i casi sono due. Primo caso: hanno adesso trovato la prova determinante che mancava in tutti questi anni e che permette infine di dire senza tema di smentita quel che accadde nel 1980 con la strage di Ustica. Come a dire, prima mancava la prova, adesso la si è trovata e si può dire, come ha fatto Amato, che fu colpa della Francia. Dovrebbero naturalmente dirci a questo punto qual è la prova in questione, qual è la pistola fumante, come usa dire, che permette di inchiodare la Francia, cosa che viene fatta ora e non nei 40 anni precedenti, va ricordato. Seconda ipotesi, già sapevano tutto nel governo italiano ma non hanno finora voluto dirlo, cioè per più di 40 anni hanno taciuto senza lasciar trapelare la verità che ora invece improvvisamente Giuliano Amato ha comunicato.Naturalmente, se così fosse, sarebbe davvero gravissimo. Detto altrimenti, se finora non ci hanno detto la verità su Ustica, potrebbe essere per il fatto che la verità ancora non era emersa e invece ora si è trovata la prova decisiva, o come usa dire, la pistola fumante, anche se 40 anni dopo rispetto alla straccia. Potrebbe essere plausibile, certo, ma dovrebbero allora dirci chiaramente qual è la pistola fumante, qual è la prova che ora è emersa e che permette di dire finalmente la verità di Ustica. Se invece non è emersa nessuna novità, non si è trovata alcuna prova, allora la situazione non può che essere la seguente, come già ricordavo. Una parte dello Stato italiano già sapeva la verità su Ustica e solo ora, dopo 40 anni, la lascia affiorare. Se così fosse si tratterebbe evidentemente di una cosa gravissima, inaccettabile, di una vera e propria violenza inaudita ai danni del popolo italiano in generale e soprattutto ai danni delle vittime della strage di Ustica e dei loro familiari.Amato ha chiesto a Macron di chiedere scusa all'Italia, ma in verità nel 1980 Macron portava ancora i calzoni e probabilmente non aveva nemmeno contezza di quelli che fossero i rapporti internazionali. A chiedere scusa all'Italia dovrebbero essere, ancora prima dei francesi, i politici italiani che non hanno fatto emergere la necessaria verità fino a oggi. Questa è la verità che bisogna avere l'onestà e il coraggio di ripetere con enfasi.Radioattività - Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro

3 anni ago
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“Facciamo una nuova legge”: l’ultima sparata di Schlein sul fascismo fa anche il gioco della Destra

E adesso l'immarcescibile Elly Schlein vuole proporre una legge contro, udite udite, la propaganda fascista. Proprio così, a giudizio di…

3 anni ago
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Impennata Covid, accade di nuovo: non è tutto finito, ora torna “l’emergenza” ma solo sui giornali

Adesso si torna prontamente a parlare dell'emergenza Covid. Ad esempio la Stampa, giornale sabaudo, mette in questi giorni a tema…

3 anni ago
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Le morti sul lavoro aumentano: a nessuno interessa, né a destra né a sinistra

Ci sono stati cinque morti nei giorni scorsi nei pressi di Torino. Cinque morti che stavano lavorando in stazione quando sono stati travolti daun treno che procedeva ai 160 chilometri all'ora. Nel 2023, a quanto pare, è ancora possibile morire sul lavoro in questo modo letteralmente disumano. Anzi, la verità non detta perché non dicibile è che oggi le morti sul lavoro, in modo barbaro, sembrano aumentare rispetto al passato. Anche questo, in effetti, fa parte della gloriosa storia post1989 e del magnifico progresso della civiltà neoliberale. Progresso della civiltà neoliberale nei cui spazi alienati vediamo ogni giorno di più contrarsi i diritti sociali. A tal punto che si potrebbe ragionevolmente sostenere che le condizioni del lavoro in Occidente stanno atrocemente peggiorando. E stanno peggiorando grazie alle leve spietate della globalizzazione e della sua competitività al ribasso. Competitività al ribasso che, come non ci stanchiamo di ripetere, non porta diritti ove ancora essi non vi siano. Al contrario, sopprime i diritti ove essi siano ancora presenti. I diritti vengono oggi liquidati come privilegi, come determinazioni proprie di chi era abituato a vivere al di sopra delle proprie possibilità, secondo una delle frasi più abiette che la civiltà neoliberale va ripetendo in guisa di ritornello. Quanto a diritti, inutile negarlo, l'Occidente pare ormai diventata una periferica colonia fra le tante della civiltà turbocapitalistica. Ma di questa strage di diritti che culmina non di rado nella strage di lavoratori, come è accaduto nei giorni scorsi a Torino, nessuno si interessa, a destra come a sinistra. La destra non se n'è mai curata, la sinistra ha vergognosamente smesso di farlo già da tempo e si è disinteressata dei lavoratori spostando l'attenzione su altre priorità, evidentemente più in tono con la civiltà neoliberale, dai capricci arcobaleno alla green economy. Per questa cagione, di questi lavoratori morti nei pressi di Torino, nessuno si curerà. perché non fanno notizia, perché non rientrano nell'orbita delle questioni politiche proprie della destra e della sinistra come due diverse ali fintamente oppositive della medesima aquila neoliberale. Perché queste, le tragedie come quella di Torino, sono la vera contraddizione della società capitalistica, l'indicibile par excellence. D'altro canto, non deve sfuggire come in ambito giuridico la sfera del lavoro sia l'unica, ad oggi, in cui ancora esiste in Occidente la dicitura subordinata in relazione alla persona giuridica. Questo sembra essere il meglio che la civiltà neoliberale possa offrirci. arcobaleno per tutti e poi morti sul lavoro. Proprio così, mentre la mano destra toglie i diritti sociali e del lavoro, la mano sinistra, a modo di compensazione e di distrazione, continua aoffrire diritti arcobaleno, cioè capricci di consumo per ceti abbienti.

3 anni ago
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Frase ‘shock’ di Santana: da quando in qua dire una palese ovvietà viene percepito come lesa maestà?

Sul Fatto Quotidiano Magazine leggiamo nei giorni scorsi un articolo dal seguente evocativo titolo. "Una donna è una donna e un uomo è un uomo". Frase shock di Carlos Santana durante un concerto. Proprio così è questo il titolo proposto senza esitazioni e senza perifrasi dal Fatto Quotidiano Magazine. Quel che più colpisce del titolo è naturalmente la parola shock abbinata a una frase di per sé banale o che almeno tale sarebbe apparsa fino a qualche anno addietro. Ebbene, l'aver detto che un uomo è un uomo e una donna è una donna, cioè una palese ovvietà, un giudizio tautologico al pari di un cane è un cane o un'automobile è un'automobile, viene percepito oggi come un gesto di lesa maestà al pensiero unico politicamente ed eroticamente corretto, o se preferite, al nuovo ordine mentale di completamento del nuovo ordine mondiale turbo-capitalistico. Proprio così, nell'evo del pensiero unico politicamente ed eroticamente corretto, la semplice constatazione di per sé banale, secondo cui esistono secondo natura uomini e donne, e ciascuno di essi è in qualche modo identico a sé senza possibilità di confondere gli uomini con le donne e le donne con gli uomini, viene oggi percepita come una frase shock, come la palese e violenta violazione di un tabù coerente con la nuova forma mentis di completamento dei rapporti di forza su scala globale. Aveva ragione quel filosofo che sosteneva che sarebbe presto o tardi giunto un tempo in cui si sarebbero dovute sguainare le spade per difendere la tesi secondo cui i prati sono verdi. Con Oswald Spengler potremmo ben dire che stiamo davvero vivendo appieno il tramonto dell'Occidente, quale si manifesta anche da scene come quella che stiamo discutendo, quella per cui Carlos Santana ha dovuto fare successivamente anche un mea culpa per aver pronunziato quella frase di per sé banale. Il nuovo ordine erotico, l'abbiamo sottolineato molteplici volte, prevede che non esistano uomini e donne secondo natura, ma solo individui unisex che, secondo lo schema del consumismo, possono decidere sovranamente, secondo il loro desiderioe secondo il loro capriccio, che cosa vogliono essere, peraltro di volta in volta, cambiando, a seconda dei gusti del momento, la propria identità. E questo è il tempo delle identità fluide, e quindi inesistenti, di volta in volta costruite in una sorta di bricolage dell'identità, a seconda dei gusti e dei piaceri del momento. Ed è questa l'essenza capricciosa della civiltà desiderante della tecnica, nei cui spazi blindati e reificati ogni capriccio diventa un diritto e non esiste limite naturale da che tutto è affidato alla volontà di potenza illimitatamente autopotenziante si propria della civiltà della tecnica l'episodio di per sé di scarso conto di Carlos Santana è emblematico in riferimento a ciò che stiamo asserendo la civiltà della tecnica abbatte ognilimite fin anche il limite della natura che ci vuole secondo nascita a livello cromosomico maschi e femmine e vuole imporre come unica leggequella del desiderio e del capriccio che può riplasmare integralmente l'essere a seconda dei gusti del momento e soprattutto a seconda delle convenienze del consumismo imperante.  Radioattività - Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro

3 anni ago
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Brics sempre più uniti: la Cina guida la resistenza al dominio statunitense dei Paesi emergenti

In molti, da più parti, vanno domandandosi con greve preoccupazione se l'ascesa e il consolidamento dei cosiddetti BRICS coincida in…

3 anni ago
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Vannacci va criticato, non censurato: gli stanno facendo un favore

Censurare nelle librerie il libro del generale Vannacci, intitolato Il mondo al contrario, pare stia diventando un vero e proprio…

3 anni ago
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Privatizzazione dei porti: la nuova trovata del Ministro Tajani che fa breccia nel cuore americano

E adesso il ministro del governo della destra bluette neoliberale Tajani propone disinvoltamente la privatizzazione dei porti. Proprio così, la privatizzazione dei porti, come se fosse la cosa più ovvia e più normale del mondo. Tajani ha detto che il governo ha bisogno di fare cassa e dunque a estremi mali bisogna far fronte con estremi rimedi. Si tratterebbe, se mai dovesse avvenire, di un ulteriore tassello nell'esiziale processo di privatizzazione integrale del mondo della vita e ciò secondo quel paradigma americano che ormai sta letteralmente colonizzando e conquistando anche il continente europeo. L'Unione Europea stessa, come più volte abbiamo sottolineato, lungi dal contrastare i processi della globalizzazione neoliberale e ciò che più li ha favoriti nel vecchio continente. La cosa massimamente sorprendente è che la proposta di Tajani provenga con tutta evidenza da un governo, quello di Giorgia Meloni, che ancora ha il coraggio dopo tutto di definirsi, non si sa con quale coraggio, patriota e sovranista. In realtà si tratta, in maniera inconfutabile, di un governo palesemente nemico dell'interesse nazionale e altresì palesemente cultore dell'interesse globalista del capitale no border e della grande finanza del padronato cosmopolitico. Un governo che all'Italia preferisce l'Unione Europea, alla pace preferisce l'imperialismo a stelle e strisce, al bene comune preferisce la logica illogica della privatizzazione integrale, financo dei porti, secondo l'eventualità sbandierata dal ministro Tajani. Detto altrimenti, si tratta di un governo che, al di là degli altisonanti proclami ideologici puntualmente disattesi, si presenta a tutti gli effetti come la continuazione peggiorativa, se mai è possibile, del governo dell'euroinomane di Bruxelles, Mario Draghi. Di questo passo, il governo di Giorgia Meloni potrebbe presto arrivare a privatizzare l'intero mondo della vita, financo l'aria che respiriamo. Sulla questione della privatizzazione dei porti, per una volta tanto si è risvegliata, dulcis in fundo, anche la CGL, che dopo un lungo torporio,se preferite dopo un lungo letargo, è tornata a parlare del tema del lavoro. E lo ha fatto ponendosi, a ragion veduta in questo caso, alla proposta sciagurata del governo di Giorgia Meloni relativa alla discussa idea della privatizzazione dei porti. Meglio tardi che mai, verrebbe spontaneo commentare, ma poco cambia in realtà rispetto alle tendenze esiziali che stanno investendo il nostro paese e che, poco importa se vi sia la destra blu etnoliberale o la sinistra fucsia neoliberale, sono ugualmente all'insegna della privatizzazione integrale del mondo della vita nell'accezione prima richiamata. Sarebbe più che mai necessario oggi difendere l'interesse nazionale e procedere nella direzione opposta rispetto alle privatizzazioni. Bisognerebbe semmai nazionalizzare gli assetti fondamentali dell'economia nazionale. Ma è esattamente ciò che non fanno i governi neoliberali, poco importa se di destra o di sinistra. Radioattività - Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro

3 anni ago
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Il Giappone riversa le acque contaminate di Fukushima nell’oceano, ma obbligano noi a cambiare auto

Fa indubbiamente assai discutere la scelta del Giappone di riversare nell'oceano le acque contaminate di Fukushima. Fukushima come sappiamo è…

3 anni ago
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I paesi del BRICS fanno paura all’occidente filoamericano: stanno agendo per un mondo multipolare

Dal 2024 il gruppo dei BRICS si estenderà e comprenderà altri sei paesi. In particolare nuovi sei membri effettivi entreranno a far parte dei BRICS, cioè dei paesi disallineati rispetto all'ordine americano centrico. E questi nuovi paesi saranno l'Argentina, l'Egitto, l'Etiopia, l'Iran, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi. Fa discutere soprattutto naturalmente l'ingresso dell'Arabia Saudita, che non per caso Repubblica, rotocalco turbomondialista, voce del nuovo ordine Washingtoniano, liberal globalista, indica nel suo articolo dedicato al tema come il paese scandalo di questa alleanza, di questa unione o confederazione che dir si voglia? Ebbene i BRICS in effetti fanno paura all'occidente a trazione atlantista e lo scalpitare di Repubblica neè una delle tante prove. La auspicabilissima possibilità di un mondo multipolare infatti, cioè sottratto all'imperialismo di Washington e alla globalizzazione americanocentrica, passa necessariamente dai BRICS e dalla loro capacità di coordinarsi in funzione antiatlantista. I BRICS sono i cosiddetti stati non allineati che stanno faticosamente, e direi anche ambiziosamente, provando a strutturarsi in maniera autonoma e coesa, con un fine molto preciso.Resistere insieme, facendo dell'unione la loro forza, alla violenza dell'imperialismo made in USA. Tra gli obiettivi non secondari di questa alleanza in fieri vi è quella che è stata, a ragion veduta, definita la dedollarizzazione del mondo, vale a dire la creazione di un sistema di scambi affrancato dall'imperialismo monetario del dollaro americano. Il Brasile di Lula in particolare, come sappiamo, si è fatto portavoce di questa fondamentale istanza.Un'istanza decisiva, voglio sottolinearlo, per la genesi di un mondo realmente multipolare. A rendere ancora più ambizioso e potenzialmente efficace il progetto è la sempre crescente vicinanza ai BRICS della Cina di Xi Jinping e della Russia di Putin, che sempre più stanno provando a organizzare intorno a sé il fuoco della resistenza all'imperialismo a stelle e strisce. Questa saldatura tra la Cina e la Russia, da una parte, ei BRICS dall'altra, è ciò che più temono gli Stati Uniti, i quali sono ben consapevoli del rischio elevatissimo della perdita della loro egemonia planetaria.Bisogna autenticamente sperare nella capacità dei BRICS, con l'aiuto della Cina e della Russia, di generare un mondo multipolare o poliarchico che dir si voglia. vale a dire un mondo sottratto all'imperialismo violento di Washington, che pure si presenta ideologicamente come democrazia dei diritti umani, di sottrarsi a questa violenza e di creare un nuovo equilibrio planetario. Sembrava che con il 1989 si fosse instaurato un regime monocratico e monopolare, quello statunitense identificato de facto con la globalizzazione come americanizzazione coatta del mondo, E invece la storia, che non smette mai di riservarci sorprese e che resta dopo tutto il regno dell'imponderabile, ci ha insegnato che è possibile l'emergenza di un mondo multipolare.La vicenda dei BRICS che stiamo discutendo ne è indiscussamente la prova.Radioattività - Lampi del pensiero quotidiano con Diego…

3 anni ago
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Sarkozy e Merkel convinsero Berlusconi a dimettersi: il secondo colpo di stato finanziario in vent’anni

Nei giorni scorsi è comparso su diversi quotidiani nazionali un articolo ripreso e presentato in forme differenti nel quale viene data la parola a Sarkozy, ex presidente francese che ha svolto una parte importantissima nella storia di Francia ed Europa. Ebbene, Sarkozy ammette che egli e la Merkel convinsero a suo tempo, correva l'anno 2011, Silvio Berlusconi a dimettersi e ad abbandonare il ruolo che aveva fino a quel momento svolto in qualità di Presidente del Consiglio Italiano. Il seguito della vicenda lo conosciamo bene ed è tristemente noto. Vi fu a quel tempo un vero e proprio colpo di stato finanziario voluto da Bruxelles. Un colpo di stato finanziario che impose all'Italia una giunta militare economica, quella del governo di Mario Monti, con tanto di riforme, lacrime e sangue firmate Elsa Fornero. Ebbene, il governo di Mario Monti, espressione diretta dell'eurocrazia dilagante e non certo dell'interesse nazionale, bensì di quello internazionale del capitale finanziario targato Unione Europea aveva un solo obiettivo: imporre le riforme volute dall'UE. Riforme che, in fondo, miravano soltanto a riorganizzare la spesa pubblica e l'assetto della nazione in chiave schiettamente neoliberale. Si trattava insomma di imporre all'Italia un governo che non avesse alcun rapporto con il popolo che aveva votato. Silvio Berlusconi, poteva piacere oppure no, ma era pur sempre stato votato dagli italiani, aveva in qualche modo un rapporto diretto con il popolo che lo aveva votato, il governo di Mario Monti no, in quanto governo tecnico, ossia il nome pudico che viene dato alle dittature finanziarie nel nuovo millennio, il governo Mario Monti non aveva alcun rapporto con il popolo italiano e rispondeva semplicemente alle algide ragioni dei mercati e della plutocrazia neoliberale con sede a Bruxelles. Ora, la recente ammissione di Sarkozy che stiamo oggi commentando non fa altro che suffragare l'ipotesi di fondo che già altre volte abbiamo sviluppato ed espresso. Si tratta, a ben vedere, del secondo colpo di Stato subito dall'Italia in vent'anni. Il primo colpo di Stato fu manipulite, un vero e proprio colpo di Stato giudiziario, teso a demolire la Prima Repubblica, a ciò che si potesse imporre la svolta liberista richiesta dal nuovo ordine mondiale post-1989, e dunque tale da coinvolgere, dopo mani pulite, anche l'Italia. Quell'Italia che non per caso si avviò a quel tempo alla rivoluzione liberale con messa fuori gioco della prima repubblica e passaggio alla seconda. Era anche l'anno di Maastricht il 92, era l'anno del panfilo Britannia, era insomma un anno di riorganizzazione tellurica e radicale del nostro paese. Il secondo colpo di stato fu appunto quello di ordine finanziario voluto da Bruxelles nel 2011. Ricordo ancora una scena che più di altre descriveva la situazione tragica ma non seria del momento in cui gli italiani non sembravano capireciò che stava accadendo cioè appunto un colpo di stato e anzi in non pochi casi giubilavano per la fine dell'epoca di Berlusconi senza capire che si stava inaugurando un'epoca decisamente peggiore Ricordo allora di un girotondo di donne che a quel tempo giubilavano baldanzose per la caduta di Silvio Berlusconi, convinte che finalmente per le donne si aprisse una stagione di diritti e di rispetto, proprio quando, questo è il punto tragicomico, il governo di Mario Monti si accingeva ad alzare impietosamente l'età pensionabile anche per le donne, e ciò in perfetto stile neoliberale. Radaioattività - Lampi del pensiero quotidiano…

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