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Frase ‘shock’ di Santana: da quando in qua dire una palese ovvietà viene percepito come lesa maestà?


Sul Fatto Quotidiano Magazine leggiamo nei giorni scorsi un articolo dal seguente evocativo titolo. “Una donna è una donna e un uomo è 
un uomo”
. Frase shock di Carlos Santana durante un concerto.

Proprio così è questo il titolo proposto senza esitazioni e senza perifrasi dal Fatto Quotidiano Magazine. Quel che più colpisce del titolo è 
naturalmente la parola shock abbinata a una frase di per sé banale o che almeno tale sarebbe apparsa fino a qualche anno addietro. 
Ebbene, l’aver detto che un uomo è un uomo e una donna è una donna, cioè una palese ovvietà, un giudizio tautologico al pari di un cane è un cane o un’automobile è un’automobile, viene percepito oggi come un gesto di lesa maestà al pensiero unico politicamente ed 
eroticamente corretto, o se preferite, al nuovo ordine mentale di completamento del nuovo ordine mondiale turbo-capitalistico.

Proprio così, nell’evo del pensiero unico politicamente ed eroticamente corretto, la semplice constatazione di per sé banale, secondo cui 
esistono secondo natura uomini e donne, e ciascuno di essi è in qualche modo identico a sé senza possibilità di confondere gli uomini con le donne e le donne con gli uomini, viene oggi percepita come una frase shock, come la palese e violenta violazione di un tabù coerente con la nuova forma mentis di completamento dei rapporti di forza su scala globale. Aveva ragione quel filosofo che sosteneva che sarebbe presto o tardi giunto un tempo in cui si sarebbero dovute sguainare le spade per 
difendere la tesi secondo cui i prati sono verdi.

Con Oswald Spengler potremmo ben dire che stiamo davvero vivendo appieno il tramonto dell’Occidente, quale si manifesta anche da scene come quella che stiamo discutendo, quella per cui Carlos Santana ha dovuto fare successivamente anche un mea culpa per aver pronunziato quella frase di per sé banale. Il nuovo ordine erotico, l’abbiamo sottolineato molteplici volte, prevede che non esistano uomini e donne 
secondo natura, ma solo individui unisex che, secondo lo schema del consumismo, possono decidere sovranamente, secondo il loro desiderioe secondo il loro capriccio, che cosa vogliono essere, peraltro di volta in volta, cambiando, a seconda dei gusti del momento, la propria identità. E questo è il tempo delle identità fluide, e quindi inesistenti, di volta in volta costruite in una sorta di bricolage dell’identità, a seconda dei gusti e dei piaceri del momento.

Ed è questa l’essenza capricciosa della civiltà desiderante della tecnica, nei cui spazi blindati e reificati ogni capriccio diventa un diritto e non esiste limite naturale da che tutto è affidato alla volontà di potenza illimitatamente autopotenziante si propria della civiltà della tecnica l’episodio di per sé di scarso conto di Carlos Santana è emblematico in riferimento a ciò che stiamo asserendo la civiltà della tecnica abbatte ognilimite fin anche il limite della natura che ci vuole secondo nascita a livello cromosomico maschi e femmine e vuole imporre come unica leggequella del desiderio e del capriccio che può riplasmare integralmente l’essere a seconda dei gusti del momento e soprattutto a seconda delle convenienze del consumismo imperante. 

Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro

Diego Fusaro

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