Apprendiamo dai giornali più letti e, soprattutto, più venduti che l’onorevole Pina Picierno ha abbandonato, stizzita, il Partito Democratico, nelle cui fila, lo ricordiamo, aveva finora militato. Lo ha fatto asserendo che il Partito Democratico – mai nome fu più orwelliano – non è abbastanza risoluto nel sostegno all’Ucraina del guitto di Kiev e nella conseguente opposizione alla Russia di Putin. Come a dire: non basta ancora, bisogna essere ancor più piegati ai desiderata dell’attore NATO, con la N maiuscola, prodotto in vitro di Washington, se non di Hollywood. E bisogna essere ancora più avversi a quella Russia di Putin che, lo ricordiamo, storicamente non ha mai fatto nulla di male all’Europa.
Forse l’onorevole Picierno non lo sa, ma storicamente sono stati gli europei, in più occasioni, a provare a invadere la Russia, peraltro con esiti catastrofici. Come se non bastasse, e come se la situazione politica non fosse già di per sé sufficientemente ridicola, la signora Picierno ha dichiarato che non si può essere ambigui con il fascismo putiniano. Sic, il fascismo putiniano.
Qui si raggiungono davvero livelli quasi lirici, attribuendo alla Russia di Putin, figlia dell’Unione Sovietica di Lenin e di Stalin, la categoria di fascismo, ovvero il passepartout semantico del pensiero unico politicamente corretto mediante il quale si ostracizza, in maniera aprioristica, ogni interlocutore e ogni avversario.
Appare decisamente curiosa, per non dire contraddittoria, la posizione di quanti si scagliano contro un immaginario fascismo di Putin per poi supportare a cuor leggero l’Ucraina del battaglione Azov e del banderismo mai debellato. Come in più occasioni abbiamo sottolineato, la colpa inespiabile della Russia di Putin sta, agli occhi della civiltà del dollaro e delle sue colonie senza anima, nel non genuflettersi all’ordine mondiale americanocentrico e, di più, nell’opporre resistenza e nell’organizzare intorno a sé un mondo multipolare.
Per l’onorevole Pina Picierno, la già radicale russofobia del Partito Democratico, come del resto del giullaresco governo di Giorgia Meloni, ancora non basta: bisogna essere ancor più radicali, ancor più russofobici e ancor più filoucraini. Pensavamo di averle sentite tutte, ma questa curiosa epoca nella quale, nostro malgrado, siamo proiettati ci costringe ogni giorno ad apprenderne di nuove. E quando pensiamo di aver toccato il fondo, scopriamo che si può scavare ulteriormente.
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